mercoledì 6 giugno 2018

burro fuso

la tua giovinezza mi precipita in bocca
è burro fuso
nell’aria sospesa quasi un’attesa
e nei volti
e c'è un bel luogo
dove stare vuol dire
stare insieme


perché i poeti 
si ricordano
dei morti?











martedì 5 giugno 2018

pasto e digiuno

tu che sei pasto e digiuno
fame e sazietà
volgi ora lo sguardo

coglimi nell' ultima
maschera
che m'indossa il vento:

ti ho amato in modo irregolare
come un cappello storto sulla testa
che non c’era verso di raddrizzare,

come un paio di gambe
contromano
su una strada senza uscita



sottobraccio

Ne teneva sottobraccio una
di riserva,
la portava ovunque con sé
e non per mancanza di umiltà:
come una formica che si sente un ippopotamo
temeva che 
una bara 
non potesse bastare
quando ci si tuffa a precipizio
dal proprio io
  



domenica 3 giugno 2018

volteggi

Le idee cambiano
con la stessa velocità 
dello sguardo sulle pareti
di un segreto tra lenzuola disfatte
nessuno se ne avvede
e il principio di contraddizione
lo consente

eri un uomo le cui mani
non stavano ferme
entravi
nei miei sedili
tracce, percorsi, mete
e vi giocavi a dadi
Conobbi di te punti, angoli, spazi
Sapevi di sale e di Caos









terra promessa

ci era stata promessa
una terra avida
ci fu dato un dolore avido di noi
una debolezza
si dissolse in un singhiozzo
un po’ più oltre
la parola si affiancò
tutto d'un balzo
al suono di una voce

a farmi visita è giunto
il tuo bacio
velocissimo come un dubbio

sabato 2 giugno 2018

RIMBROTTO PATERNO

Non te lo facevi dire due volte
quando si trattava di uscire
alle 10 di sera
non c’era stanchezza dissanguata
che teneva.
indossavi veloce il pantalone azzurro,
quello a vita bassa, come usava allora,
la camicetta bianca e giù
per le scale a travolgere
topi casti
che cercavan di salire
per la notte
poi era solo questione di chi
prendeva per primo l'iniziativa
intorno a una
                   cerniera


Bestie inquiete
abitavate una terra ancora
                           sconosciuta
un'occasione non ancora
                              perduta
e vi affondava nell'anima
una speranza
                  oscena

venerdì 1 giugno 2018

quasi fosse un caso

Quasi fosse un caso
ho abbandonato la mia immagine bambina
come un calcolo stanco
dove il giorno mi partorisce ogni giorno
lì, tra le lenzuola respirate
e poi sbalzate via

l'ha incontrata l'abito di un monaco
ma non l'ha presa
aveva le maniche sotto la tonaca
stringeva qualcosa
forse un appuntito congedo
e non poteva benedire nessuno

nel sangue qualche rigo già scritto 
ce l'aveva:
dire mondano non indichi colpa
dire mondano non indichi emancipato
dire mondano non indichi emancipato dalla colpa
ripeteva il rigo esangue

sbatacchiati gli altrove
venni a cercarti
avevi messo uno sguardo dentro un bicchiere
chi beveva ti vedeva - e tu vedevi chi beveva
non volevo trovarmi che in
uno sguardo innocente e bevvi
ma non lo avevi più
forse non lo avevi
mai avuto

continuo ad abitare
dove mancano i bambini
mentre tu
acquisti ogni giorno una
lavatrice nuova
per la tua innocenza

resta l’attesa del giorno
che non mi partorirà