mercoledì 5 aprile 2017

ogni giorno

         

ogni giorno nascevo un poco
         morivo un poco
per passare il tempo, solo 
                    per passare il tempo

ogni giorno nasco un poco
         muoio un poco
d'accordo tutti 
                    su questo

ogni giorno nascerò un poco
         morirò un poco
e non è vero che 
                   "non vedo l'ora"

                ..........

Chi ha visto la mia pelle
         spazzolare le ombre?
Tracce di puledri rincorro
         gli zoccoli alle mani.

Voglio cavalcare la nascita e la morte,
stringerle insieme e strattonarle.
Legarle al bastone del tempo
e venderle all'eternità.
Me le pagherà bene
non le ha

poi andrò via
nel bosco che bisbiglia,

Freddo e caldo penetreranno i miei vestiti.
lascerò fare.
Nessuno, il mio amico,
mi presterà la voce
e il suo altoparlante
muto

martedì 4 aprile 2017

baratri di stelle

Chi dilata le lettere
nelle parole?
Baratri s'intravedono.
Una poesia c'è cascata,
passava di lì per caso,
come sempre la poesia,
senza misura, senza tempo,
insomma, "senza",
un appunto sorgivo
distrattamente preso.
Provò a giocarci dentro,
cercava stelle.


Come me. 

lunedì 3 aprile 2017

La traccia delle favole

Sono di quelli che camminano
senza sapere di preciso
dove andare.

Non ho in tasca soldi
per pagare la pietà di una sosta,
non ho tracce da seguire,
né un saluto da onorare.

Ma questo non significa molto:
la verità è soltanto
che non mi posso fermare

Ho scorticato le mie favole:
che mi indicassero una via.
ma le loro fiammelle di un tempo
sono rimaste a quel tempo.

Quelle luci
sembrano spente
e mi guardano incuriosite
mentre sorseggio il caffè
o leggo il giornale.

Cercano anche loro una traccia
per giungere a me
-lo capisco-.
Ma hanno ora la stessa
perdente destrezza di
un borseggiatore monco
che prova a rubare
un portafoglio
vuoto

fantasmi confusi a teatro

FANTASMI CONFUSI A TEATRO

Il riflesso dei miei fantasmi
ha la tua voce, le tue parole,
i tuoi no
e...
la mia faccia!

Riflessi sarcastici,
risate stridule
rispecchiano nel tuo ventre
di sabbia.
la mia rabbia

In un improvvisato teatro
una compagnia girovaga di pensieri
degenerati e senza pudore
infilza in bocca spilli
di applausi allo spiedo.

Dispersi gli incisivi, 
fili interdentali dialogano
inutilmente
con gengive sanguinolente
nel golfo mistico,
mentre
il vento col morbo di Parkinson
solleva il palcoscenico
e lo avvolge tremolante 
in una nuvola di sipario

Indosso soprabito
e cappello in platea
Li saluto garbato
e vado per strada.

Fischiettando,
un bastone rotea una mano





SOBBALZO





Sobbalzo, 
graffio lo specchio con le unghie,
le spezzo
"Mi hai rubato la rabbia
-lo aggredisco-
Dove andrò a cercarla
se non la vedo in te?"

E io che credevo non mi importasse più
quel resto
nascosto in una piega
di un mio demone diafano,
un'urgenza tra parentesi.
Invece avevo solo
messo le pantofole.

Incapacità d'amare?
Era paura.
Non sempre si ha coraggio di 
scorrersi dentro

Non mi voglio tranquilla, 
"di famiglia"
Che me ne faccio di 
silenzi in vestaglia,
bugie al pane di casa e 
dissetanti sorrisi?

Voglio mordere a far male
a imprecare asciutta
a azzannare il passato.
a bestemmiare il tempo

Diventa fremito 
d'anima
presto, adesso:
che sconvolga ancora

Ho un nome, lo conosco?

Lascio 
la domanda 
galleggiare,
getto un salvagente,
come fiamma ferita è aperta
mare di fuoco:
spero prima o poi di tuffarmici dentro.

la guardo,

mi cerca in tasca una sigaretta























Ma per me


MA PER ME

Le sciocchezze del quotidiano,
avresti detto tu
e anche gli altri.
Ma per me....
Ci inciampavo ogni giorno
con gioia
in quelle cose
senza valore,
le abbracciavo, le baciavo
le custodivo
-quasi la loro fine dovesse
coincidere con la mia-
per poi, magari
metterle alla berlina,
riderci sopra con te
Il mio spazio 
personale
di sempre/mai
Per questo erano importanti.
Nemmeno l'eternità avrebbe
saputo farne a meno.
Le mie erano anche le sue sciocchezze.
La mia sciocca
eternità

A MIA FIGLIA


A MIA FIGLIA

Donna nasce sulle fusa del sole
e appare alla pioggia 
ringhio furioso
capace di dolcezze.

Donna è un luogo,
-il vento qui
nulla cancella-.
I piedi della storia agguanta
e sparpaglia a invidiose divinità

Sulle sue labbra vagano
ovuli e parole,
anima e percorsi
  
Sempre altra è la meta

Ma questo no, non ti basta..

Vuoi più e più 
e non sai cosa.
Nemmeno lei lo sa
come non lo sa il silenzio
ma quel più ti dà.