mercoledì 31 agosto 2016

TU


TU 

Non saprò mai se mi hai amata.
Non importa!
Ricordi?
Nella notte, saltavano le mie parole
dentro il limpido stagno delle tue mani
e tu le imbalsamavi.
Costruivi il loro senso coi tuoi baci,
sensi diversi, accesi
da grappoli di contatti
avviticchianti.
Ricordi? 
Le prelevavi ebbre
dalla mia bocca
con la tua ansia calda,
prima ancora che fossero state
interamente pronunciate
e a me, impietrita dall'amore,
restava sulle labbra
il tuo respiro.
E allora io,
altrove tra le tue braccia,
sussultavo delirante
e mi svegliavo
come davanti a un sogno











domenica 28 agosto 2016

LANCINANTI PROMESSE SENZA VOLTO

LANCINANTI PROMESSE SENZA VOLTO

L'alba rincorreva il tramonto
saltando il giorno.
Il tramonto rincorreva l'alba,
saltando la notte.
E sempre, sempre
tempo indeciso, ondulare,
Lancinanti promesse senza volto
cercano il loro chiaro suono,
ormai non in me,
eppure ancora in me!
Resto in attesa
ebbra ancora di raggi di sole,
ebbra ancora di stelle:
ora più che mai
appesa alle loro splendenti liane
evanescenti.
Vago come sospesa
tra promesse che cercano un volto
coperte da chi
inghiottì il mio futuro, lo sorseggiò
dal calice dei miei desideri,
dicendo sempre: "aspetta, non ancora".
Lancinanti promesse senza volto
a stravolgere i destini,
bussano con violenza
alle porte del passato.
Nessuna rinuncia al suo volto.
Chiedono di se stesse
a tutti gli ululati infami di dolore
e sfumano, dissolvendosi nel buio cupo
di ogni mancato amore.





venerdì 26 agosto 2016

M'INNAMORAI DEL MONDO

M'INNAMORAI DEL MONDO

Pizzichi ormai l'autunno
con movenze aggraziate,
attimo eterno d' estate,
ora al tramonto.
Ma a te non rinuncio:
ancora voglio toccarti,
stringerti tra le braccia,
emblema tu del tempo
e della luce.
Voglio soltanto vivere!
Non è forse questo?
Forse non basta e c'è dell'altro?
Si, voglio vivere!
Non sono io che parlo,
io che grido,
io che guardo.
I tuoi attimi intensi
che io amai
godono in me parola
come d'inizio,
come d'aurora,
Dolce attesa vibrante
copre ora il mio canto.
Attesa di me
dentro il tuo manto.
Mi guardo attorno,
qui m'innamorai,
m'innamorai del mondo.
Qui, dentro il tuo sguardo,
mi sono data appuntamento amante.






SALUTO

SALUTO

Quando mi saluti,
con quel gesto leggero della mano,
è lì che la tua presenza 
d'un tratto m'assale,
quasi solo allora ti vedessi.
Tutta lì si condensa la nostra appartenenza:
proteggi nel tuo sguardo 
il tempo che passammo insieme,
le cose che ci raccontammo 
e le promesse assorte nel futuro,
che come bandiere allegre sventolammo.
Ed il mio ieri e il tuo domani
ed il tuo ieri e il mio domani.

L'oggi, dov'è quest'oggi?
No, non cercarlo!
Lascia che vada lui in cerca di noi.
Ci troverà domani
e sarà l'ieri.

martedì 23 agosto 2016

FUGA





FUGA
-E se finalmente
smettesse di pioverci addosso?-
-È un sogno?- 
Mi chiedi
-Forse-,
rispondo:
-non credo accadrà, ma lo spero,
al levarsi del vento-.

E al cerchio di fuoco
che il vento ogni giorno compone,
chiedemmo
la fuga da questa manciata di terra,
balzandovi dentro,
soffiando, soffiando,
cercando a tentoni
il sospiro
che spinge con forza
sull'uscio del giorno
la sete di vita,
la voglia d'amore.
Pregasti con bocche di fiamma,
scrivesti con righe di acqua,
quell'ora divina!

A zampette conserte,
un topino su un ramo
guardava curioso
la scena.
A tratti sporgeva la testa
in saluto.
Fu a lui che lasciammo
l'ultima traccia di noi.












LA STATUA

LA STATUA 

L'espressione della statua
era arcigna.
come di chi non ha digerito bene.

Cavalcando la sua età
aveva attraversato il tempo
con fragore di tuono
poi alla fine, stanca,
era finita lì, sulla panchina del prato, 
come un airone,
quasi planando dolcemente dopo il volo.

Davanti a lei ora giocava la memoria,
gli sguardi che aveva visto dare,
le parole che aveva udite,
le confidenze sussurrate,
i segreti innanzi a lei svelati.

La vita le era passata davanti 
in tanti luoghi,
come se lei non ci fosse stata.
e non l'aveva cambiata 
se non per quella crepa
quasi invisibile, ingiallita lì sul cuore.

Aveva un lato vivo
e un lato morto, la statua.
Il lato vivo
non aveva imparato nulla dalla vita.
L' altro lato era morto
perché non aveva insegnato nulla alla vita.

Allora si alzò dalla panchina
e per miracolo pianse, pianse
come solo una statua 
può piangere. 




lunedì 22 agosto 2016

NEVE


NEVE

"Quanto ti conosco?",
chiese quel giorno
voltandosi verso di me,
mentre camminavamo
veloci e gelati
in mezzo alla neve.
Era a me o a se stesso
che lo chiedeva?
Mi alzai il bavero del cappotto
e lo strinsi addosso
in cerca di calore.
"Non so. Poco forse.
-risposi, dopo qualche istante-
ma per quel che dobbiamo
fare insieme
è più che sufficiente".
Eravamo diretti in tribunale
per l'istanza
di divorzio.