martedì 18 febbraio 2020

calda perversione

Non so dove tu
calda perversione
mi improvvisi.
Ma è passione.

Non voglio pagare 
un'imposta 
sull'immoralità del silenzio:
mi hai venduto a una
congiura
di desideri monodose

fulmini le tue labbra
qualcosa che ingoiasti è
nato nella mia parola
parlo te: è una pazzia a ore

come un’eternità sballata

dialogo

nudi i piedi nel
desiderio
è un precipizio l'attesa:
un istante
il corpo
non fa rumore ma
non tace
non aderisce al suolo
lo chiama
e c’è un trascorrere del suolo
un crescendo
come uno slittare sul corpo
a crearne una traccia

chi prima di me qui?

martedì 11 febbraio 2020

abitatore della carne

abitatore della carne

il corpo

schiaffeggia la terra su cui non posa

mai abbastanza 

il movimento è un flusso cieco

come di donna


chi soffre le cose che io soffro?

non ci sono esempi

a nuotare

non testi da recitare

non soprassalti nel camerino

dimenticato


perdi le scarpe le calze

i piedi

ansimano i piedi?


divieni soffio d’ascia per

quanto dura 

il gesto


non più!


venerdì 7 febbraio 2020

e tu venivi

"Ora l'ultima parola che vi guardò
dovrà restare sola con se stessa"
P.  Celan, La rosa di nessuno, "Stretto guancia a guancia"



E tu venivi

     senza fretta
insegnavi alla mia fronte
        la ruga
camminavamo insieme
      la strada
che avevamo percorso
       da soli
tutto tenevamo
   negli occhi
il tuo verso tiepido
    e la rosa

parlavi in piena luce alla mia bocca
baciavi il si e il no 

l'ultima parola che ci ha guardato 
   deve ora restare  
      da sola

















martedì 4 febbraio 2020

teatro




Dedicata a Francesca Vassallo Due e al suo meraviglioso Laboratorio teatrale dove la libertà è Creatività


Siamo animi eruttivi
corpi attraversati
mai paghi
rottami sparsi
e sangue 
racchiuso nella mano
il tuo peccato
che colore ha?
c'è un eroe al suo centro
spirito sgominatore
come attrito bramante nella foresta
La mano ora è un martello
per l’altra mano
cuce la pelle
con un arco di violino
cambia il colore al peccato
Ne sceglie uno dal colore
più vivo
l’indulgenza che indossi
strizza l’occhio allo specchio
La bestia che accarezzi
ti denuda
ed entra il vento
(una folata a tavola con te)
cerca il peccato da
perdonare
la tranquillità di un’indicazione

sabato 1 febbraio 2020

afasia

E' pelle 
il grido gelido dell'alba
appollaiata sulla 
città
quasi in agguato
contende al nuovo giorno
miscuglio di pensieri: 
da una nota ignota
arriva puntuale l'attacco di 
afasia

Presagi obliqui

presagi obliqui
giacche vuote strette a
impronte di dita

affilata atmosfera
segava l'osso alle parole

disteso sul tuo magma
senza volto
oggetto fra tanti
quasi
fossero loro le dita
che ti toccavano
era tua anche la loro polvere

spaccavi pause come legna
laggiù
nel crollo veloce della notte
laggiù
dove l'ombra è rotonda

senza nome