per ingannare l'inganno
del mio corpo:
l'immagine
che mi usava per sognare
a sorgere
QUANDO LA NEVE PALPITA
ho una benda sugli occhi
come Dio
siamo di fango:
la mia statua ed io
-impastate dai giorni degli altri
lei cammina su di me
e mi capisce dentro
mi apre come un varco
mentre attendiamo
-impastate in pantofole e vestaglia
passa attraverso
e mi rapisce dentro
la vedo allontanarsi
come avesse fretta o paura
-impastate d’amore
la pazzia sta sulla bocca
e mi intruglia dentro
un punto probabile di me
quando la neve palpita
nessuno strappi
la benda che voglio
tenere sugli occhi
nessuno strappi
Dio
L’APPARTAMENTO
"Seicentesimo piano...
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.
E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte
lassù"
A. Sexton, In ascensore fino al cielo, da "Il tremendo remare verso Dio"
nell'appartamento
si muovevano al buio
solo le chiavi
-irrazionali fosforescenze di plastica-
senza nessuna mano
apparvero bocche e
le ingoiarono
a casaccio
ma così ci si apre
o ci si chiude?
chi racconta chi racconta?
chi ha visto?
no
non si vedeva chiaro
l’armadio era già pieno
no
non ci sono state prediche
per abiti in disuso
il balcone il balcone
qui si soffoca!
e alla fine è un discorso
sul corpo
messo
da qualche parte
in
abbandono