Il cancello è aperto solo a metà. Dell'altra metà non si sa ancora nulla. Ecco: le cose sognano, sogni rabberciati nei cavalcavia, valichi deserti che li portano all' essere. Sono le nostre cose.
Immagini a random investono la calca
travestono viscere
-le nostre ormai strappate
a cespugli di realtà
e sempre
sempre le lacerano e sempre, sempre le cose le ricuciono. Ecco, siamo gli uomini delle piccole favole, delle veloci leccate di ferite commessi viaggiatori di sgarbi e di bugie. Denunciare e tradire? O lasciare l'indifferenza a fare testamento? Dell'altra metà non si sa ancora nulla.
Voglio uscire fuori da tutti i me,
tutta, non in percentuale!
È un pensiero che mi mente dentro
incapsula tratti
d'insoddisfatta nudità
perché l'amore è corpo e trema
come selvaggina al laccio,
e non sappiamo dove
I passisulla strada si ripromettevano:
ritorneremo sulle nostre orme.
Speravano in un perdono
che non volevano
ETERNITÀ Il treno stava fermo a gran velocità come il dolore, come talvolta l'amore. Nessuno sapeva dell'arrivo né della partenza Era la grande occasione da prendere al volo Io però sono caduta su una buccia di banana prima ancora
Sono ladra di figure,
inseguita
da immagini e parole,
rubo anche l'errore
-desolazione
-rivelazione.
Rubo infine i momenti alle parole
lì dove il tempo
acquista suono
ed è poesia.
la mia città Non è a noi che penserai in punto di morte, Cenere di parole sale la città che ho abitato senza strade e senza baci. Lasciarsi soffrire, lasciarsi abortire: io posso esserci.
Giorno scorticato dal tronco degli anni, quando ti attraversa la cometa, dai vetri rotti guarda su quella scia la nostra trasparenza perché nei nostri corpi peccato e santità saranno imputriditi.