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venerdì 23 giugno 2017

Ho acquistato una domanda

Al guinzaglio di una passeggiata
iconoclasta 
ho acquistato una domanda.
Chi l'aveva formulata?
La vendevano in una busta gialla,
sigillata, giaceva lì
quasi in contumacia
o forse mi aspettava

Sbranavo l'aria
non avevo voglia
di acini di felicità
irriverenti e guardoni
Non l'avevo cercata ma
mi sorvegliava
era lei che volevo
con viscerale assenza 
di immagini

Tra le dita arrugginite
si è sgualcita: andava bene anche così
nel lievitare dei miei guasti
L'ho aperta sotto i ponti 
lì dove quasi
muore d'amore il fiume.
Si è sprigionato un odore
come di dono e,
vorrei non dirlo,
di pudica menzogna
con mazze acuminate di gioventù e speranza.

M'ha convinta allo sberleffo
battagliero
con la parte di me
che non ha spiegazione se non quella 
di cui mi privi 

Ho acquistato una domanda
e ho visto tutte le mie risposte
travestite da cappellaio matto 
incespicare, scannarsi l'una l'altra e
ruzzolarmi a pezzettini lungo i fianchi, 
dietro le spalle e poi nel fiume
lì dove quasi muore
d'amore.
Non erano che primitivo folklore  

mercoledì 21 giugno 2017

non me la sento



Non me la sento ancora
di dire la parola di congedo
nel grande specchio in cui
metto su casa ogni giorno
il nome alle cose devo ancora darlo.
C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio
e sono Adamo e sono tutti
senza rimorso alcuno di peccato.
Lo specchio è lì
ed è uno specchio nudo
ciò che riflette fugge e si moltiplica.
Non ricordo quando,
non voglio nemmeno più saperlo
mi rapì il seme della mela
senza alcun gravura per la mia presenza
e si lasciò volare insieme al vento
Aveva l'aria di chi può mangiarsi il mondo in un boccone 
e digerirlo senza difficoltà,
mi posò al centro dello specchio
e vi costruì attorno
l'universo e il tempo.

C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio:
non so dei vivi, ma
il futuro dei morti è la mia storia












martedì 20 giugno 2017

Città liquida





Nella città vive un' attesa liquida
e la conosco.
Anche la città è liquida: si perde in trasparenze
tra rami spogli. 
Gocce si posano sulle labbra socchiuse
da lì nascono gli alberi e le case.
Mai stati uomini, 
solo un'attesa a stellarsi in speranza
a modularsi in memoria.
Finestrelle di abbandono nel muoversi
delle mani che ha la gente.
Spiragli di risvegli nel roteare degli occhi.
negli sguardi socchiusi indagatori
I pensieri a perdersi nelle parole regalate e nei silenzi
quando si accaniscono tra i denti.
Tutto è sospeso nell'istante!"
E quest'attesa non è balorda, 
non ha rubato le chiavi del cancello dell'orto
Non mangia a sbafo.
Fa il pelo e il contropelo a prudenze imbroglione e calcolati rischi
E' attesa vera, 
come vera è la polvere di quel mucchietto d'ore
che tenevo lì sul cassettone



la tagliola

La tagliola ha afferrato la mia lingua
mentre ti baciava
forse da qualche parte
una traccia di me addenta ancora
una speranza
è solo un segmento sotto vuoto
sfuggito agli acari della polvere
Chi ha attraversato il ponte dei sensi
aspetta ora alla fermata qualcosa
di più inconsistente di un sogno
nessuno ricorda i nomi che mi desti mentre
quelle notti danzavano
le vesti cadute ai piedi di ogni altrove
in cui non eravamo
i gesti che si rifugiavano nei per-sempre
le porte socchiuse dai mille occhi
la nostra pelle infinita
bisbigliare allo specchio degli echi
Questo tu che non riesco a far più vivere
né a far morire
mi sta dietro e mi sta davanti,
non sono ancora iniziati
i saldi del nostro incontro

Abbiamo rubato ciò che è sacro
e ciò che è profano
Ma è mai stato partorito un uomo?

sabato 17 giugno 2017

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Tentativo molto azzardato di poesia visiva:
 è nato così, non so se funziona






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Testa tra le mani,

le tempie, anch'esse.
Vuoto per pieno
vuoto selvaggio
annichilito
apocrife identità della mente
refusi
trattenuti e poi lasciati andare
ripresi amati
rifiutati e ancora gettati lontano
a partorire me
dilacerato uno,
corpo di vivente richiesta,
filtro d'amore

Immagine ammutinata <-------------
dall'inizio all'abbordaggio----------->
chi cerchi adesso?
Perché ancora mi cerchi?

E' questa la morbida amnistia dei ricordi!

vecchio cappotto

Vecchio cappotto

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
cosa è stato per me abbracciare l'inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
C'è qualcosa di me che si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani con la borsa dell'acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla mia paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura ignorante, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l'angoscia.
Lei ora se l'accomoda sulla pelle, la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
Bambole nude
io rischio di affondare.

Animale

Lame di luce a frustate sul tavolo
verso/contro il buio:
ad abbracciarlo,
ad odiarlo
a che serve la stregoneria del tempo?
Cambia il colore ai capelli ma
come una manciata di fagioli
non sazia.
Sulle sedie non c'è più posto per desideri
all'attacco
Occorrerebbe un ventre piatto e la pelle liscia
per evitare lo scontro frontale
Ora non mi bastano più i soccorsi del regno della vanità:
pudore, discrezione...
frange di ipocrisie nelle piazze del mio nome
Nel mio sesso cerco la mia anima
è l'unico luogo.
Da lì devo partire, lì devo arrivare
Io animale
Inutile tergiversare