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giovedì 22 marzo 2018

laggiù




Laggiù oltre quella linea
a un passo da me
così lontana
lo sguardo immagina.
Lungo è il percorso.
Chi ha rubato oggi il mio giornale?
Dove l'ha nascosto? 
Non ho ancora finito di leggerlo
e lui 
non ha finito di scrivermi.
Altri vogliono curiosare
carpire spettegolare.
Ah gli intriganti!
Hanno dita eccitabili come cicche
e candele che si squagliano al posto dei piedi.
Getto loro in faccia 
la mia provvisorietà. È' tutto ciò che ho
ma basta: com' è seria e
misteriosa!
Io non coincido con la mia vita
né la mia vita con me
sono sempre qui e altrove 
sempre ora e dopo
sempre l'uno e l' altro.
Per ogni me c'è un non-me
e un altro me attraverso me. 
E ogni ingresso è diverso
Ho voglia di piantare con il suono
un mandorlo dove fu in agguato il fico.
E' ancora così verde e così secco!
La sua foglia non vuole più nascondere
Pronta sempre da indossare
chiede ora al passato una ragione diversa
dalla vergogna e dal bisogno del perdono.
Non c'è nulla che non possa essere visto
né che valga la pena di
vedere. 
Chi allora vinse la tempesta
del dolore?
Forse non ho più nulla da dire
ma voglio donare
la piuma che scalfì la mia roccia impaurita
con suono lieve e denso.
Il viandante non la vede
ma fu lei che
mi regalò la musica e dissolse la paura
del silenzio
Laggiù oltre quella linea
dove corre il fiume nella valle
immagino uno sguardo
a un passo da me
così lontana.

E ho tanta cura di ciò che di me ha cura!