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giovedì 25 maggio 2017

Città lenta

La città è lenta
stasera
non passa mai.
Il tempo sembra addormentato,
ma solo "sembra"
Non è come la città.
E' desto, silenzioso e finto,
respira

E' solo segno a vuoto 
tempo finito:
ricordo

Verso ... 
         ....il perduto
capitale di silenzi
                       
                         chiudo

La città è lenta 
stasera
dentro il mio cassetto chiuso,

stare al mondo



E' verosimile
che il mondo esista:
ci sto dentro!

I cardini del verosimile se la giocano a dadi
quando si tratta di significanti dal fascino conturbante
Un destino piccolo come il mio
lo terrò serrato al petto,
sarà dolore tutto ciò che non avrò detto
e non raccontatemi che esagero nel fotografare
uno sciame di bagliori in gita pentecostale
La lingua sulla mia testa
è poliglotta
























mercoledì 24 maggio 2017

25/5/2017


I tuoi occhi dipinti sul basalto
sei lo sguardo della strada
se la strada ha uno sguardo,
ho capito che i lamenti rossiverdiazzurri
ti evitano
spirito della Terra
l'Amato.
Giaci lì disteso a piombo sul mondo
incastrato in grinze di pelle gialla:
morbido come piuma
si fa per te il selciato
e non è freddo
Come abiti di seta
ti avvolgono i giornali
e la tua barba indomita
e selvaggia
mentre scende la sera
si aggira tra i tuoi molti nulla
da 10 centesimi nel bicchiere di carta
in cerca di te, in fuga da te
tre volte Santo.

Lì, dietro l'angolo
fumo fumo fumo
odor di bruciaticcio
urlante
mi imbatto in una pira
roteante

L'URLO

L' URLO

L' urlo mi prese alle spalle, come un brivido. Senza chiedermi permesso
infischiandosene di cose come assenso, volontà.
Come dire: senza alcun consenso informato.
Non vi ero avvezza prima. Mi era stato insegnato a contenermi.
Era questo l'abito di una donna educata, colta, civile. Di una signora insomma.
Le mani sui fianchi non le si addicevano. Sguardi glaciali se del caso,
piccoli movimenti del capo, cenni di disapprovazione. Ma solo cenni, appunto.
Un osservatore attento avrebbe potuto cogliere una impercettibile accelerazione della deglutizione,
un sollevarsi delle sopracciglia se qualcosa non mi garbava.
Dove la tolleranza era di casa non poteva esserci null'altro.
Quando si presentava e, purtroppo negli ultimi tempi accadeva assai sovente, sfogavo la mia contrarietà ascoltando musica. Oppure suonavo il piano con vecchi spartiti, miei fin dalla giovinezza e che maneggiavo con cura quasi maniacale. e più ero contrariata, più suonavo. Erano i tasti, poveretti, a sapere della mia ribellione interiore, della mia furia: i crescendo, i vivace, gli allegri con moto e poi finalmente, gli adagi.
La musica mi prendeva, mi donava il collo di una giraffa: la testa tumultuosa tra le nuvole.
Guardavo i miei spartiti e tolleravo! Avevo la mia valvola di sfogo. Lì ritornavo ad amare

A Giacomo piaceva il gioco di carte, gli piacevano i solitari.
Li faceva dappertutto. in bagno, in cucina, in salotto. Dove capitava. Un mazzo di carte oleoso e sudicio, appiccicoso. Quando non gli riuscivano, faceva saltare le carte in aria, dappertutto. Una sorta, come dire, di vomito metafisico incoercibile .E non le raccoglieva fino alla volta seguente.
Ero sicura che il mazzo non fosse completo da un bel pezzo. Mai ne abbiamo parlato, ma credo lo sapesse anche lui.
Non che questo gli importasse. In fondo le carte stavano a lui come a me gli spartiti.
Gli importava affidare a immagini qualcosa di sé, della sua storia. Era, ho sempre pensato, il modo di scrollarsi di dosso una responsabilità che doveva avvertire profonda e lacerante.
E andava sempre peggiorando.
Aveva perso il lavoro, non aveva più molto da fare e le carte erano le sue compagne. Aveva persino imparato a fare i solitari scoprendole con le dita dei piedi. Le metteva tra l'alluce e il più piccolino. Come ci riuscisse non so proprio. Ma diceva che questo lo aiutava a mettere le cose al loro giusto posto. A mettersele cioè sotto i piedi.
Celebrava in questo modo la vita. Menefreghismo totale.

Quella sera era stranamente allegro. Mi promise che mi avrebbe fatto un grande onore, avrebbe coniugato le nostre due passioni. La mia musica e i suoi solitari.
Gli dedicai un'occhiata in tralice.
Ma mai e poi mai....
Ohhhh, si mise a fare il solitario sui miei spartiti!
Fu allora che urlai, urlai con quanto fiato avevo in gola: Mettiiii giùuuu le tue sudicieeee zampeeee dal mio Mozart!




esiste

Perché esiste ciò che esiste?
Perché il dolore?
E che ne so!
Ma come mai ci si chiede ancora "perché"?
E' forse il titolo di un Convegno
tra addetti ai lavori di "sgombero
significanti e significati"
o una sorta di biglietto
di prima classe
per il treno che attraversa
velocissimo la regione
dell' Intelligenza
per arrivare alla stazione dell' Imbecillità?
E poi,
i filosofi non sono forse
morti tutti con Dio e Marx?

diario da gioco


Diario da gioco


Come me
continui a firmare le carte
del tuo diario:
ma se non le distribuisci
non si può più giocare,

Non più in giro le pagine del tuo volto,
scappano i lineamenti
nella stanza accanto.
annegano scompaginati in un altro divano
con lettere disidratate,
quasi senza corpo.

Perché in fuga?
Tutta me sta parlando con tutto te
o almeno ci prova:
cerca uno stare-insieme
poco probabile ormai da trovare
come le monete nel portafoglio,
come le carte da 5 euro

Stufi di solite cose
impauriti per cose diverse,
la città è chiusa in quest'ora,
non ha più nulla da offrire
non fa più rumore

La sveglia cattura ora l' insonnia
Si chiudono le labbra di ogni memoria
sulla sacca di effetti/affetti personali,
il modo d'essere che fu nostro
rotola sul tappeto
non avverte,
nessuno se ne accorge
La porta si apre,
poi si chiude,
non smette di cigolare
quando gli dei non si amano


















Rassegna internazionale letteraria BOOKCITY Miulano

Rassegna internazionale letteraria BookCity di Milano,
sono inserita e molto felice
BOOKCITY: RISULTATI FINALI DELLE SELEZIONI PER LA SERATA “FESTINA LENTE” del 19 NOVEMBRE 2017.
24
Wednesday
May 2017
Posted by Izabella Teresa Kostka in EVENTI, Gruppo Valchiria ≈ 1 Comment
Tagsarte, BookCity, cultura, Gruppo di lettura Libellula di Vigevano, Gruppo per la diffusione della cultura e dell'arte Valchiria, Poesie, reading, Verseggiando sotto gli astri
IL GRUPPO PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA E DELL’ ARTE “VALCHIRIA” con la giuria composta da tre socie fondatrici (in ordine alfabetico):
– Mariateresa Bocca
– Izabella Teresa Kostka
– Lina Luraschi,
dopo aver esaminato accuratamente tutti gli elaborati pervenuti fino alle ore 24.00 del 22 maggio 2017 per le selezioni all’evento “FESTINA LENTE – NEL SILENZIO DEL TEMPO VELOCE” nell’ambito della prossima rassegna internazionale letteraria BookCity di Milano, dopo la precisa valutazione dei testi ha votato, firmato e stabilito il seguente elenco dei poeti partecipanti (in ordine casuale):
● ROBERTO MARZANO
● MARIA TERESA TEDDE
● GIANCARLO STOCCORO
● SALVATORE GUICCIARDO
● ANA VICENT
● LOREDANA BORGHETTO
● MARGHERITA BONFILIO
● EMIR SOKOLOVIĆ
● PIETRO PANCAMO
● MARIANGELA UNGARO
● LUCIA TRIOLO
● ANNA MOSCA
● GRAZIO PELLEGRINO
● EMMA GIULIANA GRILLO
● AGNESE COPPOLA
● ANGELICA COSTANTINI – HARTL
● WANDA ALLIEVI
● SERENA VESTENE
● LUIGI BALOCCHI
● GIUSEPPE LECCARDI

lunedì 22 maggio 2017

IN FONDO ALLA FILA

IN FONDO ALLA FILA

Per ultimo 
in fondo alla fila c'era una donna,
meglio, lo era stata un tempo
adesso era solo un grumo
di sguardi,
una parola mozza.
In fila era stata tutta la vita
-al confino,
-nessuna maiuscola per lei
-né un accento,
-né un segno di interpunzione
-nessuna congiunzione.
Solo metafora
in fondo alla fila,
una metafora dai mezzi occhi di brace
come la verità.
Un sasso tagliato
dal desiderio
Voglia di saltare il fosso,

Oggi da mozzare il fiato
il destino


domenica 21 maggio 2017

E' tempo

È TEMPO

Questo tempo mi è dato
credo
perché io lo ricrei per qualcun altro,
per farne dono
non per consumarlo in me.

rimpianti al piano


Rimpianti al piano



A sera
sedevi al pianoforte,
un Bluthner da concerto
a coda intera.
Bella come l'aurora

A sera
mille luci dorate nel salone
Lo aprivi con l'eleganza del pianista
-sono sempre eleganti i pianisti-
e le tue mani
scorrevano veloci la tastiera.
Voli di rondini alzavano
le dita in un gioco di crome e semicrome.

A sera
sdraiata sul divano
ti ascoltavo.
Suono come sospeso.
Solo per me suonavi
e lo sapevo.
Lo sapevamo entrambe
era il nostro appuntamento quotidiano.

La tua musica entrava dappertutto
non lasciava alcuno spazio vuoto
e la tua voce
-contralto drammatico-
iniziava.
"Rispondi alla mia tenerezza
versami ebbrezza"
Era Dalila di Saint Saens
o eri tu?
Si, tu eri lì: ...tenerezza
...ebbrezza
Non ti facevi sconti
o analgesie
Rimpianto ad ogni nota
tra le dita e la gola
passione gorgogliante
vivace e dolorosa

A sera
passavano le ore come lampi,
lampi di te a quel piano
solo per me suonavi
il tuo rimpianto
ero tuo palcoscenico vivente
ero teatro

Poi una sera l'inchino.
E indietreggiasti fiera
allargando in alto
braccia e sguardo.
Applausi di rose
Ti girasti
verso il fondo
della scena.
Lo imboccasti solenne
come ventre accogliente
Scomparisti al di là...
quasi... in te stessa

A sera
suono come sospeso,
sipario non calato
è il ricordo di te
voglia di tenerezza,
voglia  di ebbrezza.
Le tue dita continuano a suonare,
rimpianti
che troppo tardi ho appreso a intercettare












sabato 20 maggio 2017

Raccomandata A/R


Destinatario: 
dove-non-so 
e non voglio sapere.
Raccomandata A/R,
busta gialla
ed ho spedito.
Dentro: spazzatura personale,
pusillanimità come aglio
in pillole di gelatina 
verso avvelenato
e dializzato un giorno si e l'altro no,
vecchio sguardo di compromesso
tra me e il mondo,
avvolto in carta primordiale,
vendere e procurare prove
dell' esistenza di io/dio
senza orari di chiusura
anche in giorni festivi,
rabbia pepata
e rabbuiata,
inciampi quotidiani
in denti di squali 

Roba che frana
non volevo mi finisse addosso.
Smistamento occasionale
dovrebbe ritornare
al canto del gallo

solitudine
che fulmina
poi più niente

Ma per me
amare 
è verbo
o aggettivo?































giovedì 18 maggio 2017

Schianto




Schianto


Cassapanche tarlate
e spezzate memorie,
flash sbiaditi
tra abiti e canfora,

di cupide sere nel desiderio
solo una traccia 
ancora incerta sul suo futuro,

mani bagnate di passato
risvegli inzuppati di "allora"
e quel pensiero
apolide, 
oggi il solo cittadino
a denti stretti
nella mia gola.


mercoledì 17 maggio 2017

Il SIPARIO


IL SIPARIO

L'inchino,
poi indietreggiasti
fiera
allargando in alto
braccia e sguardo
.
Applausi di rose

Ti girasti
verso il fondo
della scena.
Lo imboccasti solenne
come ventre accogliente


Spento ogni suono.
calò rosso il sipario
         lentamente,

recita finita.
Scomparisti al di là...
quasi... in te stessa

  ..........fuori scena,
sapevi d'esserci già dentro







domenica 14 maggio 2017

Non volevo si sapesse

Non volevo si sapesse.
E ' da tanto che giro
e non trovo nulla.
La moto quasi senza benzina.
le tasche senza monete.

Giro su me stessa
e ho perso la strada
e ho freddo
e il navigatore è scarico
come impazzito.
Dice solo: "ricalcolo".

Una sirena urlante sfreccia
squarciando il buio.
Corre sulla strada
per tutta la strada.
A passarmi accanto
è una riga di sofferenza non mia,
una decalcomania quasi di morte:
"ricalcolo, ricalcolo"
salmodia.

Non volevo si sapesse
che è notte
e di notte è buio,
per tutta la notte:
"ricalcolo".

Buffa idea

BUFFA IDEA

Ho fatto indigestione coi miei sogni

Ero finita dentro un calzino di lana,
le lumache nel naso
e spedita fermo posta:
"piede da destinare".
Era arrivata
una raccomandata:
"Vinto primo posto,
trasferimento lì subito a venire.
Concorso ancora da bandire".

Che buffa idea: sognare!
Spostarsi altrove,
e per che fare?
Come se non bastasse
dove sei.
Come se non bastasse
quel che fai.
Che buffa idea, sognare!

Ma, anche se sono sveglia,
tu non mi svegliare.


l'anima de poeta racconto e poesia


  • L' anima del poeta è fragile. Come quella di un eremita, ha casa negli anfratti di roccia. Di quella roccia che si chiama Nulla. Sono anfratti trasparenti come gocce di rugiada e duri come punte di diamanti. Delicata come un orologino del Settecento, di quelli che le dame imbellettate portavano sul seno tra le gemme, l' anima del poeta non vibra al vento di tempesta e nemmeno nelle arsure dello scirocco caldo e bruciante. Vibra al leggero fruscio delle foglie, quando l'alito del vento si fa lieve come un sospiro. Sempre fuori di sé va sempre suo malgrado, in cerca di sé.
  • Un giorno, un giovane poeta si era dato un appuntamento su un foglietto trasparente. Lo aveva messo in un plico col francobollo ed imbucato nella posta sotto casa, sicuro che sarebbe arrivato in breve tempo. Aveva necessità di incontrarsi con qualcuno. E aveva scelto sé, non si era chiesto perché. Forse inconsciamente voleva farsi delle domande, cercare delle risposte, andare a farsi visita.
  • Ogni giorno il poeta prelevava la sua corrispondenza Fermo Posta, ma il plico non arrivava: i postini passano certo dappertutto, prelevano la posta anche da una buca fra gli anfratti di una roccia; non però se gli anfratti sono trasparenti come gocce di rugiada, dure come punte di diamante; non se quella roccia si chiama Nulla. 
  • Il biglietto non era in realtà mai partito, ma di questo disservizio il poeta era ignaro e continuava ad aspettare.
  • Passò il tempo e lui s'innamorò. Lei era bella? Non lo seppe mai: era sua, tanto bastava, era a lui che ella sorrideva. Aveva trovato la sua Poesia. Ella era vera, era reale. Venne ad abitar con lui e la roccia cambiò nome. Gli anfratti divennero stanze ospitali, calde e i postini cominciarono a passare anche da lì. 
  • Il biglietto partì. Ma anche questo il poeta non lo seppe.
  • La sua vita cambiò. Il suo passato ormai non lo interessava e per farsene beffe raccontò alla sua Poesia di quella volta che aveva cercato di prendere l' appuntamento con sé stesso e del suo
  • smacco. Poi se ne dimenticò del tutto.
  • Un giorno, controllando la posta, si trovò tra le mani qualcosa di assai curioso. dentro una busta gialla spiegazzata, c'era una freccia di ferro  appuntita, arrugginita con un piccolo arco per scoccarla e nel biglietto trasparente che l'accompagnava era vergato:

  • E' questo il tempo per l'intimo, per il profondo,
  • per quella parte inattingibile di te
  • che solo un dardo scoccato da te stesso
  • può penetrare raggiungendo l'anima
  • e trapassando il cuore.
  • Poi sarà la fine, poi si muore.

  • Da dietro, lei gli cinse le spalle con le braccia e con la guancia si spinse innanzi ad incontrar la sua. Che strano messaggio, le mormorò il poeta: che mai vorrà dire? Non sapeva chi potesse averglielo mandato. Non c' era firma e nella busta mancava il mittente. Già tentato dalla tenerezza dell'abbracciò, prese la busta e la buttò tra la carta. La freccia e l'arco invece li spezzò e li buttò tra la plastica e il metallo. Come imponeva la raccolta differenziata.
  • Così fu salva l'anima del giovane poeta e non s'accorse, sviata dall'amore di aver mancato l'appuntamento con la morte.








sabato 13 maggio 2017

VITA

VITA

un respiro dopo l'altro,
un giorno dopo l'altro
e io tra l'uno e l'altro
come l'alta marea
come un ciclone




BIANCO

Guarda:
come sono in disordine le stelle!
Solo il vestito è uguale,
splende bianco.

Non vesto mai di bianco
nemmeno in sogno
A entrarci dentro
è violento come il silenzio e la neve
come una possibilità a passeggio sul vuoto
e io non ho il fulgore delle stelle

Qualcuno viene a curiosare,
mille maschere colorate
vede sulle mie dita.
Beve nel mio bicchiere
la sete di una vita scivolata
fra rocce e crepacci
arrampicandosi
senza lasciare traccia

Viaggia dentro una ruga del mio volto
Ricordi al posto degli anni
ha quella ruga
e anni senza giorni

Un tempo come me
guardò le stelle,
ammette,
quando in sogno
faceva il cercatore d'oro

Bianche e silenziose,
sono ancora in disordine le stelle?














sabato 6 maggio 2017

per sorridere



PER SORRIDERE

"Certezza" è nome orizzontale,
si allarga e ti disfai di ogni
ansia letale.

"Paura" è verticale,
penetra nel profondo
ti infilza come un tordo,
trapassa il tuo cervello
ti lascia lì stecchito
ai confini del mondo.

"Gioia" disegna un cerchio
attorno alla figura,
ti permea e ti trasforma
oltre ogni tua misura.

"Memoria", va da sè
è sempre trasversale,
coglie di te
un che di universale.

"Bellezza" è per lo specchio
quasi a un tiro di schioppo.
Se premi il tuo grilletto
ti accorgi che è un po' troppo.

Vada per la sua strada
il nome che corre e non ti degna
"Sfrenatezza" diremo
che passa ogni consegna.

STUPIDITA'

Come vento ignorante
mi gonfiavi la giubba.
Ti sentivo in me furiosamente
e ti ho dato una possibilità:
scontro tra biglie.
Nessuno menò vanto.

Ti ho localizzata in uno splash, 

come pioggia ninfomane
a rotolarti nuda nel sole, offrendoti a tutti.
Ecco amare gocce,
le ho moltiplicate
Buchi scendevano copiosi dalla nuca.

L'indecisione delle tue fiammate

l'ho prolungata
a  braccia alzate,
tra loro e il mio mistero
lingue di fuoco
sulla punta delle dita.

Mi hai portato

a banchetto in piazze pubbliche 
come manicomi,
sintomi in crinolina, 
ombre di nei pseudoreticenti
complicità col ventaglio
e poi
a danza nei postriboli
tagli di sguardi pettegoli, 
voci sformate,
a ballare avanti e indietro
senza orologi come la morte, 

Era tua la recita, Stupidità.

Il luogo del cuore

sa il fatto suo ora,
il gioco a moscacieca
può cominciare

speranza e memoria

SPERANZA E MEMORIA

Fra pianti e risate
concedo alla speranza un altro assalto.
E lei come biscazziere, 
guarda negli occhi
e mira al sobbalzo del cuore.

Maestra d'arte
nel gioco d'azzardo,
riempie la faretra
di frecce d'aria.

"Puntate puntate.
Non ricordate, non ricordate.
Non importa il passato,
oggi si vince".

Menzogna che si vorrebbe verità,
la puntata ha il volto pallido
di antiche sembianze
che riaffiorano nell'ombra, 
doloranti e aguzze

Ma la speranza
vuol giocare una
partita in più con la memoria.

Tu guardi gli occhi dell' amato
a chiedergli un permesso muto




Taciloquio


TACILOQUIO

Un sasso guardò l'altro
come a dirgli: "parla",
l'altro ricambiò lo sguardo,
come a dirgli:"no, prima tu".
Ad entrambi sfuggivano
le ragioni del rifiuto dell'altro,
ma non aveva importanza,
andava bene lo stesso.
Non si è sassi per nulla!


Un uomo disse ad un altro:
"prima parlo io",
l'altro ricambiò di getto:
"no, prima io".
Ad entrambi sfuggivano
le ragioni del parlare dell'altro,
ma non aveva importanza,
andava male lo stesso.
Non si è umani per nulla!

Io, qui, solo spifferi di vita

mercoledì 3 maggio 2017

Soliloquio

Se potessi parlare,
con attesa d'aria
aspetterei la tua bocca
muoversi
nello spicchio di luce
che è in me
Ma tu chiedi qualcosa
che non so ancora dire
un graduale apparire,
una linea appena tratteggiata
e già convulsa
come il graffio
del ragno e la sua presa

Se potessi un inizio,
con bisogno di volo
adotterei l' indole dei condor
in picchiata sulla preda,
Sollecita carezza fende
e artiglia a sangue
il vento
Ma tu vuoi darmi
il latte delle tue ansie
e vecchie storie
e specchi deformanti

Se potessi abitare le città dei respiri
con urgenza d'amore e
compimento
....

Ora, dove l'occhio
si posa
lì resta una macchia


domenica 30 aprile 2017

lacrime di resina

LACRIME DI RESINA

Tu mi guardavi sempre
incuriosita
ma in uno strano modo,
un po' come allo specchio
e, pensavo: bene così

Ti ho mai detto
della mia bizzarra voglia
di fendere la scorza
degli alberi, far gocciolare
lacrime di resina,
vederli piangere?
io cieco da tanti occhi.

Ti ho mai detto
della mia raccolta di trottole
colorate, bellissime
numerosa quanto quella di frottole
che ogni giorno
muto da tante bocche,
racconto
perché nessuno mi veda piangere?
nessuno, nemmeno io.

Ti ho detto del perché
sordo da tante orecchie,
non risposi alla tua voce
quella sera,
fingendo di niente?

Non mi stavi più guardando
allo specchio
e io ebbi paura che mi vedessi
com' ero,
coglione infelice

Ora guardo te,
con lacrime di resina
e frottole di verità
e la vocazione di
...
coglione felice!




venerdì 28 aprile 2017

DIETRO


DIETRO

...e io mi nascosi dietro,
era un luogo che non possedevo
per paura,
un tempo sospeso
come tra morte e sepoltura.
Sedevo su una pietra vischiosa
abbarbicata a me
e lo squallore 
è giunto fino a te
a lame taglienti di luce.

L'amore 
profuma ancora
di selvatico







Pappagalli in esilio

Volgiti, è tornato il vento
Guardami, è tornato il giorno
Il vento porterà via il giorno,
il giorno porterà via il vento.

Il giorno e il vento ci precedono
e ci incalzano
non conosciamo i loro volti
non possiamo voltarci.

Colorati come pappagalli parlanti
viaggiamo il nostro esilio,
ne abitiamo a momenti le città
con parole attraversate d'ogni viaggio.

Ci furono messe in mano
da ciò che non dimenticammo,
erano silenzio
ma alla fine
le pronunciammo

Volgiti, al rumore del vento
Guardami, alla luce del giorno
Il vento ci porterà il nuovo giorno
il nuovo giorno ci porterà un altro vento.

Conosciamo i loro impulsi
mentre fingiamo di vivere,
sono loro
il dolore e la gioia
gli sconosciuti amanti



E' rassicurante:
nessun pappagallo
in questa poesia
è stato
maltrattato.

giovedì 27 aprile 2017

Tutto scompare



Tutto scompare nelle 
sillabe
del tuo nome
che la mia lingua 
in cammino
sparge su ogni frase






martedì 25 aprile 2017

25/4/2017 madre



Madre

incastro messaggero
da cordone ombelicale,
provoca dipendenza,
non te ne puoi disfare.


Perché, maledizione,
è capitato che
quando uscii
dal ventre di
mia madre
qualcuno mi promise
che ci sarei tornato?

...eternità
che ha un principio
farraginoso
e condivisa sorte
nell'immortalità blasfema 
della morte





















lunedì 24 aprile 2017

Senza virgole


SENZA VIRGOLE

Ora rido
perché mi sento vuoto
come dopo l'esame di maturità.
Traboccante misura
di un'armonica bocca
la notte danza con la notte.

Ora rido
perché mi sento come chi
morto di fame
sbava scorpacciate
sulla mollichina di pane
che fugge.

È ora il vetro di una sacra icona
a farmi da specchio mentre rido
e tu fai girare
una monetina a trottola
sul tavolo
e io mi sento
come chi ruba ai santi le fiammelle
per illuminare il proprio buio.

Luce di cera senza ali
non vola.





















domenica 23 aprile 2017

Felicità

La mia felicità è ansiosa
striscia sui muri e 
raschia.

E rischia,
scrive qualcosa
poi cancella

riscrive
cancella,
riscrive ancora.

Non rilegge mai
ad alta voce
annoda fili e tesse

Confonde "accaduto" e "accadrà"

e "Oggi?" 
si chiede,
la risposta non sa.

Sferza l' "È-te-che-devi-attraversare",
con un "Tu-sei la sintesi-dei-tuoi-tempi"
Non dà briciole ai cani


Sulla sua veste
gioco a dadi.

La mia kenosi sghignazza:
è lontana,
due passi e mezzo

IMBOSCATA

IMBOSCATA

Qualcuno mi propose un tempo

Ne chiesi due,
uno per me
ed uno per te.
Era in un tempo non mio
che volevo
spiare.

       non lasciare

              non lasciare 
che

il tuo occhio cieco non inciampi

nel racconto

l' orecchio sordo non oda

la fissità della pietra

il piede zoppo non salti

il profilo delle ombre
       
l'erba dei prati non suoni
in una bettola
l' Adagetto di Mahler.

Imboscarmi in un'altra Eternità

sabato 22 aprile 2017

PECCATO ORIGINALE


Peccato originale

Danziamo presso il vicino
i nostri balli,
cantiamo le nostre canzoni.
Indossiamo vestiti colorati.
Calda è la notte,
venite,
la musica sta per iniziare.

Era bisestile l'anno all'inizio dei tempi
ma non lo sapevamo

C'è un vulnus che va colmato,
il mio, il tuo, il suo,
tu lo sai,
Non importa di chi sia,
è di tutti e di nessuno
è coperto da silenzi,
ci prende di mira:
a chi toccherà?
Bisestile è la sua identità.

Nel quartiere si affolla la gente
un brusio di passi indifferenti.
Solitudine assume forma umana
e vaga,
ha un corpo occhiuto
che scaraventa macigni
sulla coscienza

C'è un vulnus che va colmato
il mio, il tuo, il suo
tu lo sai.
Non importa di chi sia,
Il mio è complice del tuo
mi dicesti e
mi offristi la terra intera.
Io allora,
lo misurai a grandi passi
andandogli incontro.

Era bisestile l'anno all'inizio dei tempi
ma non lo sapevamo

Dammi la mano amico
sei il mio vicino
sei a me d'appresso
Danziamo nuovi balli,
cantiamo nuove canzoni.
Indossiamo vestiti colorati.
Ancora calda è la notte,
vieni,
la musica non deve cessare.

martedì 18 aprile 2017

la serpe






LA SERPE

Su vecchi campi di menzogne
ci incontriamo.
Siamo in tanti,
forse tutti.

Mente dal profondo
il dove,
il quando,
il perché.
Giorni bugiardi i nostri.

Annaspiamo al ronzio
di una verità che ci è estranea,
puerpera fallica
e patibolo per noi.

Su un campo di menzogne
da comari,
un nostalgico Adamo affrontò 
quel che restava di Dio

lunedì 17 aprile 2017

VOGLIA DI BALLARE

I ragazzi dell' ieri
eravamo noi
la voglia di ballare

Giri
cercando volti
e tutte le vite che hai puntellato
senza pensare al dopo,
parole e voci
imbevute
di fantasie accecate,
nessuna pianificazione.
Cogli solo smacco
e sudore

So
i vostri nomi,
dici.
Posso darvi del tu
come usa ora.
So
la Marilyn di Wahrol,
e le vostre mani alzate
a pugno
contro il cielo


So
le vostre mille immagini
eversive
figlie di un tempo
che non c'è mai stato. 
Mi guardano incuriosite
mentre passo.

Il vicino là,
un paparazzo un po' naif,
fa le foto
della gente canuta che
ha voglia di ballare
e invece piange,

rapido fa capolino
scatta
poi scompare

I ragazzi dell'ieri
dici
siamo rimasti noi,
e
la voglia di ballare
ancora

giovedì 13 aprile 2017

La tua voce

La tua voce è buona
Respira insieme alla mia
nella nostra stanza
La nostra stanza è
un mondo.
Vi accadono tante cose
Entrano ed escono
tante persone
Credono di essere di passaggio
e invece qui resta sempre
qualcosa di loro
un sorriso
una lacrima 
un perché 
un segno,
Ombre camminano
sulle pareti
Tu te ne accorgi,
le conosci per nome,
non lasciamole scappare
mi dici.
La tua voce è buona,
acchiappa gli aquiloni 
per i bambini che non ne hanno.
Acchiappa i desideri,
quelli li hanno tutti.

Ti ho messo tra le mie poesie
tra una riga e l'altra
tra un punto e una virgola,
tra un verso e una rima,
Tra il perche  e il suo accento.
Nessuno ti vedrà,
Ma no,
non sei un segnalibro,
tu non appari,
tu li scompari.
Io però, io so che ci sei.
Passo da un verso all'altro
correndo piano
come se la conquista
del centro della terra
non fossi che tu.
Sprofondo nella tua
superficie,
raccolgo le mollichine del tuo passaggio
come una piuma raccoglie il vento
Spunti fuori
dalle tasche della mia
presenza
Non potevi mancare lì
tu, proprio tu
non potevi mancare,
se non ci fossi
non ci sarei nemmeno  io
non ci sarebbe
poesia

Poi a sera...
La tua voce è buona

....

giovedì 6 aprile 2017

fabri

miei carissimi amici ecco la bellissima poesia di oggi. Non è mia,
è di Fabrizio, 9 anni .
Avete letto bene 9 anni, bimbo molto sereno
Io gliela vorrei solo rubare!


PENSIERI
Penso al nulla
e lo vorrei riempire
Penso alle stelle
e vorrei con loro
brillare

mercoledì 5 aprile 2017

giorno per giorno

         

Giorno per giorno nascevo un poco
              morivo un poco

Giorno per giorno nasco un poco
              muoio un poco

Giorno per giorno nascerò un poco
              morirò un poco

Chi ha visto la mia pelle
         spazzolare le ombre?
Tracce di puledri rincorro
         gli zoccoli alle mani.

Voglio cavalcare la nascita e la morte,
stringerle insieme e strattonarle.
Legarle al bastone del tempo
e venderle all'eternità.
Me le pagherà bene
Non le ha

Poi andrò via
nel bosco che bisbiglia,

Freddo e caldo penetreranno i miei vestiti.
Lascerò fare.
Nessuno, il mio amico,
mi presterà la voce
e il suo altoparlante
muto

martedì 4 aprile 2017

baratri di stelle

Chi dilata le lettere
nelle parole?
Baratri s'intravedono.
Una poesia c'è cascata,
passava di lì per caso,
come sempre la poesia,
senza misura, senza tempo,
insomma, "senza",
un appunto sorgivo
distrattamente preso.
Provò a giocarci dentro,
cercava stelle.


Come me. 

lunedì 3 aprile 2017

La traccia delle favole

Sono di quelli che camminano
senza sapere di preciso
dove andare.

Non ho in tasca soldi
per pagare la pietà di una sosta,
non ho tracce da seguire,
né un saluto da onorare.

Ma questo non significa molto:
la verità è soltanto
che non mi posso fermare

Ho scorticato le mie favole:
che mi indicassero una via.
ma le loro fiammelle di un tempo
sono rimaste a quel tempo.

Quelle luci
sembrano spente
e mi guardano incuriosite
mentre sorseggio il caffè
o leggo il giornale.

Cercano anche loro una traccia
per giungere a me
-lo capisco-.
Ma hanno ora la stessa
perdente destrezza di
un borseggiatore monco
che prova a rubare
un portafoglio
vuoto

fantasmi confusi a teatro

Il riflesso dei miei fantasmi
ha la tua voce, le tue parole,
i tuoi no
e...
la mia faccia!

Riflessi sarcastici,
risate stridule
rispecchiano nel tuo ventre
di sabbia.
la mia rabbia

In un improvvisato teatro
una compagnia girovaga di pensieri
degenerati e senza pudore
infilza in bocca spilli
di applausi allo spiedo.

Dispersi gli incisivi, 
fili interdentali dialogano
inutilmente
con gengive sanguinolente
nel golfo mistico,
mentre
il vento col morbo di Parkinson
solleva il palcoscenico
e lo avvolge tremolante 
in una nuvola di sipario

Indosso soprabito
e cappello in platea
Li saluto garbato
e vado per strada.

Fischiettando,
un bastone rotea una mano





TRA PARENTESI


Sobbalzo, 
graffio lo specchio con le unghie,
le spezzo
"Mi hai rubato la rabbia
-lo aggredisco-
Dove andrò a cercarla
se non la vedo in te?"

E io che credevo non mi importasse più
quel resto
nascosto in una piega,
un'urgenza tra parentesi.
Invece avevo solo
messo le pantofole.

Incapacità d'amare?
Era paura.
Non sempre si ha coraggio di 
scorrersi dentro

Non mi voglio tranquilla, 
"di famiglia"
Che me ne faccio di 
silenzi in vestaglia,
bugie al pane di casa e 
dissetanti sorrisi?

Voglio mordere a far male
a imprecare asciutta
a azzannare il passato.
a bestemmiare il tempo

Diventa fremito 
d'anima
presto, adesso:
che sconvolga ancora

Ho un nome, lo conosco?

Lascio 
la domanda 
galleggiare,
getto un salvagente,
come fiamma ferita è aperta
mare di fuoco:
spero prima o poi di tuffarmici dentro.

la guardo,
mi cerca in tasca una sigaretta