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mercoledì 28 giugno 2017

canto di nozze

CANTO DI NOZZE

Siamo già nati.
Maschere senza volto
a pronunciare il nome.
Perché tanta difficoltà ad ammetterlo?
Lenta è la fretta dello sguardo
che affonda la parola
tra le foglie del giardino
con l'unghie e con i denti
Lì è seppellito il mio segreto
lì tutto il senso dei miei sensi,
il senso di una vita spesa per non nascere
e poi nascere ancora
i sensi a bruciare di ardore
e forte è la voglia di sradicare tutti gli alberi
confusi
quando mi vedono arrivare
Il tuo nome
è la mia parola,
quella che pronuncerò
e non c'è carestia
ch'io non ti possa dedicare:
sei nuda
resta nuda anche nel
tuo vestito bianco
guardami dai tuoi seni
oggi è festa 
e noi
siamo già nati amore






lunedì 26 giugno 2017

Chi tiene

Chi tiene insieme
            nascita e morte?
        Uno sbiadito incontro
                   forse,
     quasi solo parentesi liquefatte
di una umbratile vita
    mischiate in un bicchiere
bevuto troppo presto, tutto d'un fiato
      ad ingozzarsi

e quel sordo desiderio 
       sul fondo

venerdì 23 giugno 2017

Ho acquistato una domanda

Al guinzaglio di una passeggiata
iconoclasta 
ho acquistato una domanda.
Chi l'aveva formulata?
La vendevano in una busta gialla,
sigillata, giaceva lì
quasi in contumacia
o forse mi aspettava

Sbranavo l'aria
non avevo voglia
di acini di felicità
irriverenti e guardoni
Non l'avevo cercata ma
mi sorvegliava
era lei che volevo
con viscerale assenza 
di immagini

Tra le dita arrugginite
si è sgualcita: andava bene anche così
nel lievitare dei miei guasti
L'ho aperta sotto i ponti 
lì dove quasi
muore d'amore il fiume.
Si è sprigionato un odore
come di dono e,
vorrei non dirlo,
di pudica menzogna
con mazze acuminate di gioventù e speranza.

M'ha convinta allo sberleffo
battagliero
con la parte di me
che non ha spiegazione se non quella 
di cui mi privi 

Ho acquistato una domanda
e ho visto tutte le mie risposte
travestite da cappellaio matto 
incespicare, scannarsi l'una l'altra e
ruzzolarmi a pezzettini lungo i fianchi, 
dietro le spalle e poi nel fiume
lì dove quasi muore
d'amore.
Non erano che primitivo folklore  

mercoledì 21 giugno 2017

non me la sento



Non me la sento ancora
la parola di congedo
nel grande specchio in cui
metto su casa ogni giorno
il nome alle cose devo ancora darlo.
C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio
e sono Adamo e sono tutti
senza rimorso alcuno di peccato.
Lo specchio è lì
ed è uno specchio nudo
ciò che riflette fugge e si moltiplica.
Non ricordo quando,
non voglio nemmeno più saperlo
mi rapì il seme della mela
senza alcun gravura per la mia presenza
e si lasciò volare insieme al vento
Aveva l'aria di chi può mangiarsi il mondo in un boccone 
e digerirlo senza difficoltà,
mi posò al centro dello specchio
e vi costruì attorno
l'universo e il tempo.

C'è un decreto dell'impossibile 
contro cui mi slancio:
non so dei vivi, ma
il futuro dei morti è la mia storia












martedì 20 giugno 2017

Città liquida





Nella città vive un' attesa liquida
e la conosco.
Anche la città è liquida: si perde in trasparenze
tra rami spogli. 
Gocce si posano sulle labbra socchiuse
da lì nascono gli alberi e le case.
Mai stati uomini, 
solo un'attesa a stellarsi in speranza
a modularsi in memoria.
Finestrelle di abbandono nel muoversi
delle mani che ha la gente.
Spiragli di risvegli nel roteare degli occhi.
negli sguardi socchiusi indagatori
I pensieri a perdersi nelle parole regalate e nei silenzi
quando si accaniscono tra i denti.
Tutto è sospeso nell'istante!"
E quest'attesa non è balorda, 
non ha rubato le chiavi del cancello dell'orto
Non mangia a sbafo.
Fa il pelo e il contropelo a prudenze imbroglione e calcolati rischi
E' attesa vera, 
come vera è la polvere di quel mucchietto d'ore
che tenevo lì sul cassettone



la tagliola

La tagliola ha afferrato la mia lingua
mentre ti baciava
forse da qualche parte
una traccia di me addenta ancora
una speranza
è solo un segmento sotto vuoto
sfuggito agli acari della polvere
Chi ha attraversato il ponte dei sensi
aspetta ora alla fermata qualcosa
di più inconsistente di un sogno
nessuno ricorda i nomi che mi desti mentre
quelle notti danzavano
le vesti cadute ai piedi di ogni altrove
in cui non eravamo
i gesti che si rifugiavano nei per-sempre
le porte socchiuse dai mille occhi
la nostra pelle infinita
bisbigliare allo specchio degli echi
Questo tu che non riesco a far più vivere
né a far morire
mi sta dietro e mi sta davanti,
non sono ancora iniziati
i saldi del nostro incontro

Abbiamo rubato ciò che è sacro
e ciò che è profano
Ma è mai stato partorito un uomo?

sabato 17 giugno 2017

<----------- -------------->


Tentativo molto azzardato di poesia visiva:
 è nato così, non so se funziona






<------------------
------------------->


Testa tra le mani,

le tempie, anch'esse.
Vuoto per pieno
vuoto selvaggio
annichilito
apocrife identità della mente
refusi
trattenuti e poi lasciati andare
ripresi amati
rifiutati e ancora gettati lontano
a partorire me
dilacerato uno,
corpo di vivente richiesta,
filtro d'amore

Immagine ammutinata <-------------
dall'inizio all'abbordaggio----------->
chi cerchi adesso?
Perché ancora mi cerchi?

E' questa la morbida amnistia dei ricordi!

vecchio cappotto

Vecchio cappotto

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
cosa è stato per me abbracciare l'inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
C'è qualcosa di me che si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani con la borsa dell'acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla mia paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura ignorante, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l'angoscia.
Lei ora se l'accomoda sulla pelle, la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
Bambole nude
io rischio di affondare.

Animale

Lame di luce a frustate sul tavolo
verso/contro il buio:
ad abbracciarlo,
ad odiarlo
a che serve la stregoneria del tempo?
Cambia il colore ai capelli ma
come una manciata di fagioli
non sazia.
Sulle sedie non c'è più posto per desideri
all'attacco
Occorrerebbe un ventre piatto e la pelle liscia
per evitare lo scontro frontale
Ora non mi bastano più i soccorsi del regno della vanità:
pudore, discrezione...
frange di ipocrisie nelle piazze del mio nome
Nel mio sesso cerco la mia anima
è l'unico luogo.
Da lì devo partire, lì devo arrivare
Io animale
Inutile tergiversare


venerdì 16 giugno 2017

ora

ORA

Il favore sta perdendo peso al tuo cospetto
ti sguinzaglierò le sue ragioni
indietreggiando: ti azzannino le caviglie,
mordano i tuoi polpacci
anche con improprietà di denti.
Non si sfugge alla sorveglianza ladra 
dei giorni, ma io
non posso stare a guardare 
il flagello di un datario d'affetti
ora scadenti, ora scaduti
...ora
Non c'è baratto per ora 

Ora non è più ieri!

Vuoi sapere





Mi appendo a un chiodo morendo un poco ogni domani
e ogni oggi chiedo al bar "Latte Condensato"
il solito bicchiere di sangue fresco
perché la mia ipocrisia è anemica
Le bocche dell' anima si aprono in soliloqui avvelenati dalla tua assenza.
Ho negli occhi il tuo silenzio pieno di richieste,
la tua innocenza ancora non scalfita, la tua calda meraviglia per le mie parole prima e per le mie righe tra le tue mani poi; la tua attesa, forse, spero, la tua attesa di me...
E io, io che pensavo di potermela cavare con una poesia: No, non è bastata. Non poteva bastare: :
Vuoi sapere chi sono?
Vuoi sapere quante volte ho pianto dietro una porta?
Quante volte ho sorriso a qualcuno
e il mio sorriso non é arrivato a segno?
Quante volte ho invidiato il...nulla, i crampi allo stomaco per la paura?
Vuoi sapere quante volte ho messo in moto e ...non sapevo dove andare?
Quante volte sono lì a scrivere, a capire,
ad attendere che qualcosa mi raggiunga.
Voglioso di momenti senza pensare, momenti passionali,
dove ad esporsi è l' anima e il resto sta a guardare?
Vuoi sapere quante volte ho invocato Dio
con forti grida e lacrime e Lui non ha risposto?
Quante volte il mio cervello si tormentava nell'attesa
il mio sangue fremeva di desiderio,
I miei muscoli ridevano nella speranza,
Il mio lui si ergeva a una dolce presenza?
Vuoi sapere com'è fatto un uomo?
Perché é così certo che avrà quel che ha chiesto all'universo?
Ecco...io non lo so!!!
Ma se avessi il tuo numero, ti telefonerei












giovedì 15 giugno 2017

buche sull'asfalto

Siamo in una brusca sterzata del volante
apparentati in viaggi non desiderati
e buche sull'asfalto
piene di sogni della gente.
Sobbalziamo ogni volta
Sgoccioli nessun interesse
indossando sulla pelle la camicia
di un'incongrua fretta.
La ninna nanna dell'incredulità
cede soltanto alla stanchezza
ma solo un occhio è chiuso
di questo strano e algido destino.
Quello aperto è come un trafiletto di troppo
sul rigore della vita.
E così delirante la gioventù dei sospiri
quando gli occhi vedono...
Sei stato una carezza,
ora sei soltanto un palo arrugginito
del mio rifiuto della realtà
Amici, 
ecco “Il tempo dell’attesa”, la mia seconda raccolta di poesie edita da “il Fiorino” quale premio per la IX edizione del Concorso “Parole e Poesia”. Sono grata particolarmente alla giuria e all’organizzazione del premio in quanto hanno decretato la vittoria della mia prima raccolta “L’oltre me” edita da G.A. Ed. Quindi non di un testo particolare ma del modo di scrivere nel suo complesso. E questo, ovviamente ha un suo peso.
Dedico a tutti voi “briciole di Roccia” una delle poesie inserite nella nuova raccolta 


Briciole di roccia,
il mio lascito di felicità:
nel mio specchio non vidi
che il fiore del Nulla.
Mi accecò il sole
senza illuminarmi.
Che sia ora il vento
a giudicarmi,
lui cambia direzione
ed ho speranza.

La mia vita
è stata solo
il rossetto lucido
sulle labbra della luna
quella sera che tu eri con me
e lei per noi si fece bella.

mercoledì 14 giugno 2017

L'ultima maschera


L'ultima maschera


Quel vecchio ha comprato un mazzo di fiori

e ora veglia la propria salma
come tutti i vecchi.
Il vecchio.
E la morte.
Sorpresa, è sorpresa, è sorpresa!
O no?
Una maschera vaga dal suo volto alla salma. 
Il vecchio lascia che scorra.
E' una maschera morta
tagliata in mille pezzi  
prima e dopo essere stata indossata.
Menzogna, è menzogna, è menzogna!
O no?
Maschere, maschere, maschere.
Sanno sempre aspettare le maschere,
gettano gli orizzonti dietro le nostre spalle
non indossano i nostri disastri.
Fuga, è fuga, è fuga!
O no?

lunedì 12 giugno 2017

avida diva





AVIDA DIVA


AVIDA DIVA

Cassetti
memorie, foto
            e naftalina
                    nel maglione, 
applausi sbrilluccicanti.
                            
       Il colore rosso 
stava bene con i miei capelli.

 Reggiseno strappato
     da avide mani
di desiderio
      ad aggrappare lo schianto

rotonde finezze
            tatto fiorente
come chiavi girate
             nel possesso

                                           Brusco poi è stato il risveglio,
                      avidi di me soltanto gli anni
                                              a strapparmi di dosso
                                                   il rosso dell'anima,
                                     l'applauso scrosciante
                                                 
                                                        Ora io non posso
                                     che spazzare via il ricordo,
                                                                 spezzare.
                         Non ho più monete                                                                                                                                                                  da scambiare col tempo

                                                   Quel tempo che non posso
                                                        comprare
                                       nemmeno in un cassetto



               

domenica 11 giugno 2017

Ritorno

RITORNO


Ritorno a casa
non mi attengo questa volta ad una mezza misura
e intralcio il ritmo di dinamiche genuflesse.
Ma prima faccio toletta.

Ritorno indietro: sapessi dove
ho lasciato il senso del bruciore vivo
ho frazionato momenti
e li ho pesati.

Ritorno,
la mia bilancia pesa nulla e tutto
ciò che ho visto in giro
tra stralci di giornali e marmorei epitaffi
e ciò che resta appeso ai piedi delle ali

ritorno a casa
a sentire quelle voci
di cui qualcuno dice:
sono amiche

tu, come me, non hai serrature nell'anima

se verrai da me

SE VERRAI DA ME

Se verrai da me non guardare altrove
guarda dentro di te
ma guardati con i miei occhi.
Con noncuranza parlami
con noncuranza tacimi
sbircia tra le mie labbra,
baciami
la tua robustezza
è fatta dal sogno di un soffio.

sabato 10 giugno 2017

la nota



Una nota


Una nota fuggitiva ha trapassato il muro della stanza,
s'è posata su un tasto del piano all'angolo.
Ma non è sua quella nota,
per questo lui la offre -strano souvenir rubato- a chi entra.
Una volta qualcuno la suonò e la suonò ancora
lentamente, 
velocemente
appassionatamente, 
disperatamente
-mani ghiacciate-
ma non finì.
Infine ve la lasciò dimenticata.
Il piano va cercando quel pianista
perché è ancora viva quella nota
e la stanza adesso è appartenenza vuota

giovedì 8 giugno 2017

LA MIA IMMAGINE


La mia immagine

La mia immagine
è tenda da sollevare
sull'ignoto,
sipario da precipitare
sulla paura.
La recita finita sta per iniziare
le parti sono da attribuire.
Non vinto da nessuno il percorso 
attende di essere coperto.
Corrono e si rincorrono bambole di pezza straccia
trastullo di mie spavalde passioni,
ne basta una per sapere delle altre.
Danzano l' immagine, il tempo che sciogliendosi
va in fretta.
Infilzano su spiedi incandescenti le mie fiabe incaute
fanno loro molto male.
Il sipario chiudendosi si apre
perché io non sono dal lato dello spettatore




dorme stasera la notte


DORME STASERA LA NOTTE

Picchia impaziente alla nuca.
Ma io non permetto ai chiodi l'ingresso
nemmeno se mi cedono il passo a parole.
Schizofrenia linguistico/mentale
titubante, in-decisa.

tu non entrare nella mia testa,
tu non catturare la mia testa
ragno rancoroso

dorme stasera la notte
indaffarata a sognare


martedì 6 giugno 2017

stillicidio

STILLICIDIO

Ho stipulato un contratto con
l'acquedotto di vita per la fornitura quotidiana.
La mia non è la vostra morte
di chi sarà non so.
Non ho voltato le spalle al giorno
nemmeno alla notte
Ho stanziato uno sbaraglio
per riavermi,
una prepotenza d'unghie e denti
Non sei tu a mancarmi
è quell'atmosfera da tecnica virale,
da stufa in calore
in cui mi avviluppavi
Come dimenticare le trappole d'essenza
l'essermi in te desiderata
l'averti in me concepito tante e tante volte
come un rubinetto gocciolante
irreparabilmente


mercoledì 31 maggio 2017

il cerchio del desiderio

IL CERCHIO DEL DESIDERIO

Ricordami di non morire

il cerchio del desiderio
ho aperto in una retta
all'ombra dei tuoi grattacieli,
si guardavano svettanti come i fantasmi del sonno
in una città di anonimi eroi della sfiducia

ho fatto carte false per entrare,
ho cercato>creduto>sognato>ingannato,
ho ingannato<sognato<creduto<cercato,
Ho vergato il mio foglio con la tua penna blu,
ho scritto solo il vento.
Sempre ho pagato

Ora appendo ogni abbandono
alla mira dei cecchini di luce
Cerco riposo 
come un quadro storto sopra una parete
ho sterilizzato ogni bellezza

Ricordami di non morire

non è nella tua folle corsa che inciamperanno
capsule di memorie.
Non rinuncio e il giorno ha ancora da venire
dentro il frinire dei grilli
in concerto la notte

la mietitura attendono del grano
e quel profumo che matura a Dicembre
quando dentro l'inverno è estate
e tu hai voglia di pane caldo
da spezzare insieme

Vengono a farmi visita briciole di cielo,
povere, hanno bucato il tetto della casa
e ora finalmente respirano

La mia immagine:
anche se tu non vuoi, là tu sei nato
perché ammuffivano le mie radici
senza il tuo nome

ricordami di non morire,
....di non morire
............di non
…………….morire


lunedì 29 maggio 2017

ora loro non ci sono più

Ora loro non ci sono più
e a modo mio li ho pianti,
questioni di cordone ombelicale,
di continuità ancestrale

Ma di chi sono veramente figlia?
mi chiedo ad ogni istante
Di una domanda forse,
che come zanzara tigre
mi ha punto in una galleria del timpano mentale
o di una risposta che pesa ed è leggera,
ma non ancora arrivata
per sciopero sindacale?
E so di avere tanti anni
quante sono le domande senza risposte

Non ho ancora messo il fard.
E tu stai lì a guardarmi,
lascia almeno che mi pettini un po'.
E tu stai lì a guardarmi!
Cosa di noi non so,
tra domande e risposte preferisco
le prime. Non per curiosità,
per non chiudere il cerchio.

Così va avanti il mondo:
ho a che fare con te
giorno per giorno.
Sei l'unica risposta che conosca
-e sono senza trucco-
che non segua a domanda

Una spanna e mezza sopra me
pungi come spina
sotto l'unghia






domenica 28 maggio 2017

frustrazione

Frustrazione
Oggi non ho concluso niente 
e allora come una vocale latina accusata di fellonia
mi intrufolo nell'alfabeto cinese in cerca di evasione
ma devo ammettere che non serve:
non c'è un senso in più da cercare
non è ancora nato chi scrive sugli spaghetti di riso

sabato 27 maggio 2017

quando qualcuno

QUANDO QUALCUNO

Quando qualcuno parla
                             soffre
                             piange

quando qualcuno...

ed io sto lì a guardare
l'immortale mondo
che non ha destino
Eppure basterebbe poco,
forse soltanto
una lucciola eversiva o
l' urlo inarticolato della nebbia,

quando qualcuno attende
                            chiede
                            chiama

stasera non passa nessuno per strada,
né a piedi, né in macchina.
Tutto è immobile
forse manca la strada
o forse è una strada
che inghiotte,

quando qualcuno cerca
                            ha fame
                            prega

quando qualcuno....

dov'è la casa,
quella degli uomini, 
intendo,
della loro effimera vita
dove tutto 
vuole avere inizio
e cerca compimento?

quando qualcuno chiede pace

                                        giustizia
                                        amore

quando chiede di qualcuno



Non ho mai sentito tanto silenzio








giovedì 25 maggio 2017

Città lenta

La città è lenta
stasera
non passa mai.
Il tempo sembra addormentato,
ma solo "sembra"
Non è come la città.
E' desto, silenzioso e finto,
respira

E' solo segno a vuoto 
tempo finito:
ricordo

Verso ... 
         ....il perduto
capitale di silenzi
                       
                         chiudo

La città è lenta 
stasera
dentro il mio cassetto chiuso,

stare al mondo



E' verosimile
che il mondo esista:
ci sto dentro!

I cardini del verosimile se la giocano a dadi
quando si tratta di significanti dal fascino conturbante
Un destino piccolo come il mio
lo terrò serrato al petto,
sarà dolore tutto ciò che non avrò detto
e non raccontatemi che esagero nel fotografare
uno sciame di bagliori in gita pentecostale
La lingua sulla mia testa
è poliglotta
























mercoledì 24 maggio 2017

25/5/2017


I tuoi occhi dipinti sul basalto
sei lo sguardo della strada
se la strada ha uno sguardo,
ho capito che i lamenti rossiverdiazzurri
ti evitano
spirito della Terra
l'Amato.
Giaci lì disteso a piombo sul mondo
incastrato in grinze di pelle gialla:
morbido come piuma
si fa per te il selciato
e non è freddo
Come abiti di seta
ti avvolgono i giornali
e la tua barba indomita
e selvaggia
mentre scende la sera
si aggira tra i tuoi molti nulla
da 10 centesimi nel bicchiere di carta
in cerca di te, in fuga da te
tre volte Santo.

Lì, dietro l'angolo
fumo fumo fumo
odor di bruciaticcio
urlante
mi imbatto in una pira
roteante

L'URLO

L' URLO

L' urlo mi prese alle spalle, come un brivido. Senza chiedermi permesso
infischiandosene di cose come assenso, volontà.
Come dire: senza alcun consenso informato.
Non vi ero avvezza prima. Mi era stato insegnato a contenermi.
Era questo l'abito di una donna educata, colta, civile. Di una signora insomma.
Le mani sui fianchi non le si addicevano. Sguardi glaciali se del caso,
piccoli movimenti del capo, cenni di disapprovazione. Ma solo cenni, appunto.
Un osservatore attento avrebbe potuto cogliere una impercettibile accelerazione della deglutizione,
un sollevarsi delle sopracciglia se qualcosa non mi garbava.
Dove la tolleranza era di casa non poteva esserci null'altro.
Quando si presentava e, purtroppo negli ultimi tempi accadeva assai sovente, sfogavo la mia contrarietà ascoltando musica. Oppure suonavo il piano con vecchi spartiti, miei fin dalla giovinezza e che maneggiavo con cura quasi maniacale. e più ero contrariata, più suonavo. Erano i tasti, poveretti, a sapere della mia ribellione interiore, della mia furia: i crescendo, i vivace, gli allegri con moto e poi finalmente, gli adagi.
La musica mi prendeva, mi donava il collo di una giraffa: la testa tumultuosa tra le nuvole.
Guardavo i miei spartiti e tolleravo! Avevo la mia valvola di sfogo. Lì ritornavo ad amare

A Giacomo piaceva il gioco di carte, gli piacevano i solitari.
Li faceva dappertutto. in bagno, in cucina, in salotto. Dove capitava. Un mazzo di carte oleoso e sudicio, appiccicoso. Quando non gli riuscivano, faceva saltare le carte in aria, dappertutto. Una sorta, come dire, di vomito metafisico incoercibile .E non le raccoglieva fino alla volta seguente.
Ero sicura che il mazzo non fosse completo da un bel pezzo. Mai ne abbiamo parlato, ma credo lo sapesse anche lui.
Non che questo gli importasse. In fondo le carte stavano a lui come a me gli spartiti.
Gli importava affidare a immagini qualcosa di sé, della sua storia. Era, ho sempre pensato, il modo di scrollarsi di dosso una responsabilità che doveva avvertire profonda e lacerante.
E andava sempre peggiorando.
Aveva perso il lavoro, non aveva più molto da fare e le carte erano le sue compagne. Aveva persino imparato a fare i solitari scoprendole con le dita dei piedi. Le metteva tra l'alluce e il più piccolino. Come ci riuscisse non so proprio. Ma diceva che questo lo aiutava a mettere le cose al loro giusto posto. A mettersele cioè sotto i piedi.
Celebrava in questo modo la vita. Menefreghismo totale.

Quella sera era stranamente allegro. Mi promise che mi avrebbe fatto un grande onore, avrebbe coniugato le nostre due passioni. La mia musica e i suoi solitari.
Gli dedicai un'occhiata in tralice.
Ma mai e poi mai....
Ohhhh, si mise a fare il solitario sui miei spartiti!
Fu allora che urlai, urlai con quanto fiato avevo in gola: Mettiiii giùuuu le tue sudicieeee zampeeee dal mio Mozart!




diario da gioco


Diario da gioco


Come me
continui a firmare le carte
del tuo diario:
ma se non le distribuisci
non si può più giocare,

Non più in giro le pagine del tuo volto,
scappano i lineamenti
nella stanza accanto.
annegano scompaginati in un altro divano
con lettere disidratate,
quasi senza corpo.

Perché in fuga?
Tutta me sta parlando con tutto te
o almeno ci prova:
cerca uno stare-insieme
poco probabile ormai da trovare
come le monete nel portafoglio,
come le carte da 5 euro

Stufi di solite cose
impauriti per cose diverse,
la città è chiusa in quest'ora,
non ha più nulla da offrire
non fa più rumore

La sveglia cattura ora l' insonnia
Si chiudono le labbra di ogni memoria
sulla sacca di effetti/affetti personali,
il modo d'essere che fu nostro
rotola sul tappeto
non avverte,
nessuno se ne accorge
La porta si apre,
poi si chiude,
non smette di cigolare
quando gli dei non si amano


















Rassegna internazionale letteraria BOOKCITY Miulano

Rassegna internazionale letteraria BookCity di Milano,
sono inserita e molto felice
BOOKCITY: RISULTATI FINALI DELLE SELEZIONI PER LA SERATA “FESTINA LENTE” del 19 NOVEMBRE 2017.
24
Wednesday
May 2017
Posted by Izabella Teresa Kostka in EVENTI, Gruppo Valchiria ≈ 1 Comment
Tagsarte, BookCity, cultura, Gruppo di lettura Libellula di Vigevano, Gruppo per la diffusione della cultura e dell'arte Valchiria, Poesie, reading, Verseggiando sotto gli astri
IL GRUPPO PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA E DELL’ ARTE “VALCHIRIA” con la giuria composta da tre socie fondatrici (in ordine alfabetico):
– Mariateresa Bocca
– Izabella Teresa Kostka
– Lina Luraschi,
dopo aver esaminato accuratamente tutti gli elaborati pervenuti fino alle ore 24.00 del 22 maggio 2017 per le selezioni all’evento “FESTINA LENTE – NEL SILENZIO DEL TEMPO VELOCE” nell’ambito della prossima rassegna internazionale letteraria BookCity di Milano, dopo la precisa valutazione dei testi ha votato, firmato e stabilito il seguente elenco dei poeti partecipanti (in ordine casuale):
● ROBERTO MARZANO
● MARIA TERESA TEDDE
● GIANCARLO STOCCORO
● SALVATORE GUICCIARDO
● ANA VICENT
● LOREDANA BORGHETTO
● MARGHERITA BONFILIO
● EMIR SOKOLOVIĆ
● PIETRO PANCAMO
● MARIANGELA UNGARO
● LUCIA TRIOLO
● ANNA MOSCA
● GRAZIO PELLEGRINO
● EMMA GIULIANA GRILLO
● AGNESE COPPOLA
● ANGELICA COSTANTINI – HARTL
● WANDA ALLIEVI
● SERENA VESTENE
● LUIGI BALOCCHI
● GIUSEPPE LECCARDI

lunedì 22 maggio 2017

IN FONDO ALLA FILA

IN FONDO ALLA FILA

Per ultimo 
in fondo alla fila c'era una donna,
meglio, lo era stata un tempo
adesso era solo un grumo
di sguardi,
una parola mozza.
In fila era stata tutta la vita
-al confino,
-nessuna maiuscola per lei
-né un accento,
-né un segno di interpunzione
-nessuna congiunzione.
Solo metafora
in fondo alla fila,
una metafora dai mezzi occhi di brace
come la verità.
Un sasso tagliato
dal desiderio
Voglia di saltare il fosso,

Oggi da mozzare il fiato
il destino


domenica 21 maggio 2017

E' tempo

È TEMPO

Questo tempo mi è dato
credo
perché io lo ricrei per qualcun altro,
per farne dono
non per consumarlo in me.

rimpianti al piano


Rimpianti al piano



A sera
sedevi al pianoforte,
un Bluthner da concerto
a coda intera.
Bella come l'aurora

A sera
mille luci dorate nel salone
Lo aprivi con l'eleganza del pianista
-sono sempre eleganti i pianisti-
e le tue mani
scorrevano veloci la tastiera.
Voli di rondini alzavano
le dita in un gioco di crome e semicrome.

A sera
sdraiata sul divano
ti ascoltavo.
Suono come sospeso.
Solo per me suonavi
e lo sapevo.
Lo sapevamo entrambe
era il nostro appuntamento quotidiano.

La tua musica entrava dappertutto
non lasciava alcuno spazio vuoto
e la tua voce
-contralto drammatico-
iniziava.
"Rispondi alla mia tenerezza
versami ebbrezza"
Era Dalila di Saint Saens
o eri tu?
Si, tu eri lì: ...tenerezza
...ebbrezza
Non ti facevi sconti
o analgesie
Rimpianto ad ogni nota
tra le dita e la gola
passione gorgogliante
vivace e dolorosa

A sera
passavano le ore come lampi,
lampi di te a quel piano
solo per me suonavi
il tuo rimpianto
ero tuo palcoscenico vivente
ero teatro

Poi una sera l'inchino.
E indietreggiasti fiera
allargando in alto
braccia e sguardo.
Applausi di rose
Ti girasti
verso il fondo
della scena.
Lo imboccasti solenne
come ventre accogliente
Scomparisti al di là...
quasi... in te stessa

A sera
suono come sospeso,
sipario non calato
è il ricordo di te
voglia di tenerezza,
voglia  di ebbrezza.
Le tue dita continuano a suonare,
rimpianti
che troppo tardi ho appreso a intercettare