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domenica 31 dicembre 2017

voglia d'amore

Volevo venderti la mia
voglia di amore
per poterla poi
ricomperare da te

Che bordello d'oro!

la sfinge

Non ricordo di essere mai stata
nel luogo in cui nacqui,
lì dove la sfinge
offre il suo verdetto,

attimo dopo attimo
accenti di furiosa
rinuncia,
irrisolte questioni
gonne sollevate sui miei dubbi
arroventate tensioni
delle labbra sbiancate
occhi cerchiati
in dono ai tuoi sguardi,

dopo l'amore
le profondità prodigiose
che trovavo sulle virgole
della mia pelle
dopo l'amore.
Non ricordo di essere mai stata
nel luogo in cui nacqui

Aspetto una notizia

sabato 30 dicembre 2017

Peccati





Nessuno sa quante
volte al giorno
mangiano i peccati

I fiori di rabbia
odorano di assoluto










noi

Si dice vieni
Si dice andiamo
Si dice basta
Si dice solitudine la mia, la tua  
Si ascolta
Si attende insieme
Noi figli delle nostre parole 
accendiamo pensieri
senza la menzogna
di un travestimento
nell'ultima parola prestata all'eco
del nostro inizio,

che qualcuno adesso si candidi
a colpirci

e poi si muore

E poi si muore
anche quella rondine laggiù
Ora si posa lieve
sulla vecchia grondaia
la fa cadere, splash
E poi si muore.
Ma tu eri la sua vita
da sempre

venerdì 29 dicembre 2017

era troppo nudo

Era troppo nudo
per essere bello,
e non lo era
Lei stava lì a guardare
calma, stranita
avvertiva nel ventre
che la debolezza degli altri
fa paura
tremano pezzi di radici che non sai
nemmeno di avere
come se tutto ciò che hai dipinto nella vita
si fosse scolorito

Seguivo una traiettoria di dipinti
il rumore delle chiavi
quando sbattono 
sulla cornice della porta

mercoledì 27 dicembre 2017

reliquie



Non cercarmi
ho deciso che
fuori non ti avrei mai conosciuto
perché ti conosco tanto
dentro.

E' anche possibile che io sia troppo poco
per l'universo
Sono stata te
in modo tragico e vile

della tua viltà ha fatto scempio la mia esistenza
il reggiseno strappato
rincorre ancora la mano
vi si aggrappa
e i ricordi arrancano inutili e disperati

come ceneri di santi
mischiati nelle urne

martedì 26 dicembre 2017

schiaccianoci

Ho estratto dalla borsa i versi
lastricati sulla mia voglia
e li ho obliterati per sottrarli
alla logica dei fatti
-dove sei?-
Varranno ancora per i prossimi
90 minuti
poi non ci sarà più nulla
dentro il tegame della veglia
se non faccio a pezzi
questa pura lussuria.

Non era vero che potevamo
addentare la luna
solo col tuo desiderio e la mia miseria
-è la’ che mi attendevi?-
Non funzionano
come schiaccianoci, o forse
la luna non è noce
per noi.

sul cuscino

Ci lasciammo cadere sul cuscino,
le opere della tua sofferenza
tra un pezzo e l’altro
della nostra musica

quando passi il pennello
sulle mie premesse
acquisto in trasparenza

domenica 24 dicembre 2017

passi sulla strada

I passi sulla strada si ripromettevano:
ritorneremo sulle nostre orme.
Qualche calzino
doveva ancora essere
allungato sulla caviglia perché
mancavano le istruzioni
complete e si doveva
capire cosa era meglio fare.
Nella nuova edizione, però,
non era necessario votare
per decidere che le orme
non sono soltanto una questione di piede.

Falò di Natale

Non c’è santo che tenga
L’insegna col nome
sbatteva per terra
a pezzi.
La piazza cercava le solite finestre delle stanze da letto,
l’edicola, la moto del postino,
lo zampillio della fontana,
il ponce bollente con sigaretta
del bar/tabacchi all’angolo,
il topo dell’aiuola tra le cartacce,
la panchina verde arrugginita
col senzatetto.
L’avevano bruciato
quella notte, giusto a
Natale. Un falò.
La piazza cercava un compromesso
anche bifido, anche rapace e pieno di ragni
tra una nascita e quella morte.
Nascita a cosa?

venerdì 22 dicembre 2017

gli addendi

È venuto a trovarmi un po’ di scherzo
mentre facevo i conti
cercando di immedesimarmi
nel piacere che possono provare gli addendi
a cambiare di posto
senza cambiare prodotto.
Sai, non ha passato il confine
la voglia di quel bacio
che non mi hai dato.
Ho le labbra ancora
accovacciate sui denti
in attesa che tu ti accorga
di quanto ti mancano
quando saltano come
cavallette sulle tue.

giovedì 21 dicembre 2017

Nicodemo


Debbo ritornare a nascere,
non so come si fa,
la mia assenza non mi dice nulla.
In me non si sono accumulati i ricordi
non si sono stratificati.
Sono andata a caccia, li ho scovati,
ma erano salti, cadute, frustate.
Navigo in una non-me
Ho male alla testa di mia madre,
di mio padre
Debbo ritornare a nascere
Possiamo rifarlo io e i miei ricordi
-entreremo da un'altra parte-
Dobbiamo incontrare l'erede di me
-una speranza-
Sono un po' mio nonno, un po' il mio erede
Debbo essere il mio erede.

Sto sui polpastrelli di una furia
una furia calma, sconnessa,
ho 2 lettere in più dell'alfabeto

mercoledì 20 dicembre 2017

Ora




ORA

Con un palpito
ho cambiato scheda al mio destino
per non appartenergli più.
Ho fatto dono nella storia di qualcuno
fuori dall'ora mia.
Ho impilato il mio giorno
dentro il suo,
come un andare a tenergli
caldo per la notte

Ora anche il deserto ha
una voce
Lascio che mi risucchi tu
















martedì 19 dicembre 2017

En ce bordeau ou tenons nostre estat (F. Villon)

En ce bordeaux ou tenons nostre estat
(F. Villon: Ballade de la Grosse Margot)

Avevo indosso un vestito di
colore rosso come
amore infuocato
per passeggiare dentro
il mio peccato
che tutti lo vedessero:
ventre liscio e piatto
qualcosa a turno di eretto,
collo inamidato.
Qui nella vita
ove facciam casino
non si disdegna a nessuno
un segno rosso ambrato
E in fondo che volete
a ben pensare
ciò che
tutti ci unisce
più che l’amore
è il rosso
del peccato


domenica 17 dicembre 2017

non voglio

Non voglio barattare la terra
col cielo,
oggetti a me noti
disperazioni care
la fuga della domanda
nel bianco degli occhi.
Ricucio l'ieri e l'oggi col domani
io qui che vivo il prima e il dopo di ogni istante
e a ciò che manca dico: aspetta
e a quel suono, 
quel suono che mi cerca e 
che fa male di bellezza
non rispondo mai perché morrei.
Lascio la mia ferita aperta,
da lì passa la terra col suo orrore,
col suo amore
Lo sai vero?
C'è un'innocenza di cui vendicarsi
per questo io sono qui













paludi fangose di demoni e vivi
irrequietezze brucianti
su carne intrepida di desideri,
e io sono ogni istante
-fa presa


con città ordinate tra angeli e morti
paradisiache complicità,
ambigui sapori di inibizioni alla fine psicanalizzate
a pranzo e cena
-lascia cadere


Qui da noi si parla anche con i gesti




sabato 16 dicembre 2017

realtà

Chi ha mai parlato di una
realtà interiore?
Interno o esterno,
questione di angolazioni
di punti di vista,
ciò che è doppio
in me
si divide i compiti:
l'esterno canta
quel che l'interno suona.
Profondità:
dimensione di cui bisogna
sbarazzarsi

libertà, gioco lieve di orme 
sulla sabbia

Isacco


L’ariete
ha impigliato
le corna
al tessuto del cielo
e ora ha il cielo tutto avvolto alla testa
Ho radunato i miei pezzi
dentro un ditale
Saltellavano come
alchimie di passaggio
A quel punto mi hai preso per mano e
mi hai condotto dietro il tuo sguardo.

Lì mi aspettava 
la traghettarmi la 
tua voce




verdetti




Verdetti

Conservo la paura
dei verdetti,
mettono a tacere 
ogni vicenda stralunata
con un sorriso biscazziere.
Tutto ancora è da giocare,
sono bandite le mezze misure
la mia partita è mia, ha in palio
il solito....
panetto di margarina.

Morirò domani: 
che nessuno si lamenti per il mio savoir faire.

colazione

Che altro è l'eternità
se non un
infinito futuro?
Una ricca colazione 
preparata
per il viaggio

presenza

Non so se le presenze hanno un inizio
se hanno una fine,
una grazia,
un danno
se lasciano qualcosa,
se lanciano un sasso
una folgore
una differenza,
se veramente ci sono.
Non so se il mio cadavere è
in me
già qualcosa,

venerdì 15 dicembre 2017

pioggia

Ha un senso oggi la pioggia
qui in città
ma nessuno sa chi glielo abbia dato
né quale sia,
lei forse
ne avrebbe fatto volentieri a meno
le basta cadere
senza badare a strade, a mari, a
umori
né a chi arriva all'improvviso
né a chi non arriva mai
Si, ha un senso,
ma ne farebbe volentieri a meno
quando finisce
in un dovechessia
come me

giovedì 14 dicembre 2017

muri

la follia dei muri che ci circondano
quel nostro attraversarli
accigliati
ogni giorno più volte,
abbiamo inventato
lo sterco dei pensieri

le domande che non
si devono fare

mercoledì 13 dicembre 2017

ho addentato con un morso l’aria

Ho addentato con un morso l’aria fresca
colava liquida
sul mento, in gola
mentre scendeva il tempo
sulle mie vesti
mi siedono addosso le parole e
le forme
ora vengono incontro solo
calendari già sfogliati
come volessero da me qualcosa.
Sono già stati e del loro dolore
hanno reso compagni tutti noi
Vorrei ancora un percorso
forse
un latrato

il salto della formica


Vorrei saltare i salti
e camminare
come le formiche, sono esse stesse
la traccia che lasciano.
Imbarazzante frangente è 
il salto della formica
amore,
come un idioma trasparente
che ti parla e attrae mentre 
attizza il tuo fuoco
Io sarò lì, vieni anche tu
e chi vorrà 
Diamoci appuntamento 
in questo imbarazzo
coll’inverosimile e nove parole
Chi-Sei-Tu-Che-Ancora-Ti-Nascondi-A-Me?
Solleviamo la testa
in uno scatto senza confini
da lì parte e lì arriva
il salto della formica,
il Gran Travaso.



domenica 10 dicembre 2017

si parte

Si parte nella notte
contro l’alba che viene
Non porterò animali
ne rumori languenti
lascerò per terra i muscoli
contratti.
Si viaggia leggeri
nella notte
Cambia la punteggiatura
del corpo

sabato 9 dicembre 2017

eutanasia

Eutanasia

Si dice che ben pagato, il boia pugnalava 
i condannati al rogo
prima che vivi finissero arrostiti.
Senza quel colpo di misericordia
l'attesa del fuoco
farebbe impazzire.
Se il carnefice è buono
e ci fa grazia 
non si brucia da vivi
ma da morti.
Tu non stare a guardarer
non c'è nulla da vedere nella morte 
Non metterò divieti, non censurerò il silenzio
Censurerai tu il miomorireprima? 
Se il carnefice è buono,
sotto la pira non viene più nessuno
neanche l'odore di bruciato.
Noi morti di piena morte.

marionette

Abbiamo stracciato
le figurine degli eroi,
l’intero editto su di noi.
Ora restano solo
marionette e manichini analfabeti
senza utero ne’ testicoli
stagioni annegate
sulla nuca della globalizzazione.

ma chi ha rubato
la nostalgia di ricominciare?

venerdì 8 dicembre 2017

caravanserraglio

mi esplode tra le mani la giornata 
come un pensiero molesto
Si fa del proprio vuoto
un caravanserraglio 
un esilio di minuti in carovana,
ore viandanti stanche
di girarsi i pollici da secoli
Venne a trovarci senza volto
una figura antica,
solo segmento del ritorno
a mia madre.

l’angoscia è plurale
ma si declina al singolare

mercoledì 6 dicembre 2017

in punta di dolore

ogni tanto è 
più acuta
quella punta di dolore
che porta
il tuo nome
un cambio di voce
nel mio desiderio di te.

martedì 5 dicembre 2017

il canto del tacchino

Curioso!
Non so ancora chi sarò lì dove
i tacchini a Natale sono tutti
pelle e ossa,
ma ormai non riesco più a
pensarmi altrove.
E allora dò
appuntamento a tutti

sapere il nome, sapere ...
...il nome
canta il mio tacchino
Forse mi prende in giro!

scendo

Scendo di gradino in gradino
in un lento precipizio
Non mi succedono più
vette d’infinito, ne’ sedie vuote
a gironzolare attorno
ai miei punti deboli.
Ci fu per me
il tempo
delle vette infinite dalle sedie vuote
a pensare il non osar pensare,
l’ a chi...
che mi sgangherava
ogni appartenenza
e mi attraeva a se’ e
mi strangolava e
piazze affollate e vuote
di me, solo di me col mal di pancia
e...un po’ di quell’ignoto te che quindi è me
Incertezza tra lui, tu...mio dolce assassino.
un po’ marionetta è un po’ manichino.
Adesso
una donna, di antichi misteri
incappucciata,
intona nenie e
scende, scende cantilene
dondolando
la fata Attraverso
l’accompagna
sbirciando ogni tanto tra i chiavistelli
nel fondo del baule

Una maschera,
datemi una maschera
che non mi somigli.

lunedì 4 dicembre 2017

femminile

Ho messo un colore su ogni polpastrello
per accanirmi
su tutto ciò che tocco
Ha la colpa di esserci
e io
ho invece voglia
di stravolgere
La mia irrequietezza non si placa
l’ho sorpresa a remare
in un bicchiere
con un palo a tre punte.
e incarognirsi di più
cercando di
restarvi infilzata
È sempre sbigottita
per la mia nascita
nel piombo fuso
con un corpo che chiede
e fianchi di donna che mai
perdoneranno
le smagliature alle calze di seta.

più ti piace





Un maschio
apparentemente senza maschera,
attraversa di continuo
la scena
senza dire nulla
Talvolta apre la bocca
come per parlare
Ma sarà il caso?
Non c’è attesa
Tutto è già accaduto
in piccole dosi

Devo capire ancora
che effetto mi fa la musica



domenica 3 dicembre 2017

mi travesto

Mi travesto e mi attraverso.
Lì in fondo c'è una nicchia
che invecchia
mentre una figura d’ombra
vi cammina dentro.

Mi ricordo di Dio
al giallo del semaforo








martedì 28 novembre 2017

Una cosa qualunque







-se nel tempo ci fosse un anno qualunque
lì vorrei vivere
-se nello spazio ci fosse un luogo qualunque
lì vorrei alloggiare
-se nel linguaggio ci fosse un nome 
qualunque e
nelle reti del tuo pensiero restasse impigliato 
un viso qualunque,
subito direi che è il mio
-se ci fosse un amore qualunque 
nel pozzo asciutto davanti casa
mi tufferei a capofitto
senza indugi
-E se dopo ci fosse anche
una morte qualunque con un
bel necrologio sul quotidiano
del mio luogo qualunque...
A venir meno 
è sempre la sapienza
del caffè caldo la mattina.
Un rifugio di lusso le piccole cose.

Solo, non datemi per sudario
un giornale qualunque








la mia assenza

Come Dio,
sono solo
la mia assenza,
per questo 
somiglio alla realtà

lunedì 27 novembre 2017

La cavalcata del dolore d'esserci




La cavalcata del dolore d'esserci
                                                            
 "Chi cavalca così tardi nella notte e nel vento?" 
   W. Goethe, il re degli Elfi


Questa è la vicenda di un dolore impossibile
nei campi a distesa di cuore arso 
come stoppia
tra crepe che si concedono 
alla realtà di una macchia dietro l'altra
a voler disarcionare dalle tue ciglia
lacrime che non scendono ma salgono
Una storia che non c'è
perché passa attraverso parole che trafiggono
il tempo che abbiamo
e solo quello
e che vendiamo a poco prezzo
a una sorte d'accatto
-che tutto si piglia
nei luoghi comuni-.
Ti conti le dita di una mano,
poi dell'altra e sbagli,
sbagli a contare 
perché arrivi a 10.
E il dito di vino
divino 
(ché li c'eri tu),
quello dov'è finito?
Non ti appartiene forse più?
Non sta nelle tue mani?
L'hai già bevuto? -impossibile
insieme al dolore? - impossibile
Impossibile tu!

sabato 25 novembre 2017

continuare

Sono stanca 
di andare all'inseguimento
i richiami ormai hanno girato
l'angolo
e il turbamento si è infilato a precipizio
dentro la porta di casa.
Con il cucchiaio raccolgo per strada
-ma dove?-
il tempo della foschia, 
una follia 
m'è madre e mi culla.
Devo ancora scavare e intagliare
intagliare e scavare luoghi
della mia pelle
-ma dove?-
per sapere che la normalità
è una meravigliosa vagina
di cui solo pochi
sono degni

Continuare? Forse.
Dispongo solo di
un qualche me sotto il lampione,
ma è troppo educato
e mi sta stretto.

pulcino




Talvolta per strada si incontra la poesia

"Mia madre mi ha abbandonato
Io sono uscito dall'uovo e
mi sono perso
L'uovo si è dischiuso
e io
sono uscito.
Pulcino"

un clochard

"Vite di strada"
da  NEMO  (RAI 2)
del 23/11/2017

venerdì 24 novembre 2017

c'è modo e modo





C'è modo e modo di sentire
la musica
c'è chi la sente col ventre
come me:
sono troppo giovane
per la vecchiaia del nostro 
amore

nella piazza

Nella piazza, era strana l'insegna,
parlava:
chiedeva ai pendolari
di
lasciarsi lucidare le scarpe
per 
fermarli prima che salissero sull'autobus
           -sacralità-
non voleva nulla in cambio.

Era un'insegna vuota,
vuota e viva
una metamorfosi incompiuta,
come tutti

sguardo

Ogni sguardo che lancio è
un azzardo sospeso sulla notte.
Ogni precauzione
è come un manganello addosso
alla disperazione.
Dire “bene” significa
ancora qualcosa.

Chi ti ha mandato in giro 
durante il mio giorno?


martedì 21 novembre 2017

pulviscolo




PULVISCOLO


Ho l'umore fantasioso di una lucertola
dalla coda mozza
e non voglio chiedere scusa
se il sorriso dell'albero
ci viene
incontro
rubando i movimenti alla pietra
Semplicemente siamo 
e non c'è nome
che non sia di polvere
dove si sperava una luce
Ora cavalcare
una foglia
è solo ritornare da dove si è
venuti

Sulla tavola cerchiamo invano
qualcosa.


Non c'è più nulla

fine


Con un sobbalzo 
amo il mio buio e lo temo
non trovo le cose, le atmosfere
nemmeno me
Non è più di così
nell'istante brevissimo in cui
tocco la fine

lunedì 20 novembre 2017

Semaforo

Rapsodicamente
giro la testa.
Trattengo una parola
non mi fermo al semaforo
se segna bianco.
Tutto qui è bianco
con qualche macchia blu
con qualche macchia,
mi disincrosta
una voce.
Ma io non sono passata
al semaforo,
Non era vero
per lui il presente è inconsistente 
ma vive di presente
Aggiro
il semaforo.
Non apro mai bene gli occhi

venerdì 17 novembre 2017

luce

La luce,
questa luce
non basta alla mia paura
Ci sono storie che cominciano
e finiscono
mentre io non riesco a vivere la mia,
dov’ è finita la mia fionda?
Adesso è il momento di
mirare a quel Golia
che mi incenerisce dentro.
Sto con l’animo come sospeso in quest’ora,
in punta di piedi
si avvicinano gli altri

cent'anni

Perché gli occhi oggi
si rifiutano di guardare
fuori?
Guardano dentro,
vogliono creare loro
le cose da vedere.
Poter riavere i miei cent'anni,
così pieni d'anime
e persone che non c'erano,
anni che rivelano anni
-anni luce, anni me-.
Non erano una malattia da curare,
un metro 
per misurare a chilometri 
il pensiero
una fame graffiante al passaggio.
Tutt’altro,
erano gli altiforni del mio carbone

e adesso
non so se li riavrò 
mai più 

inquietudine




Sono sparita dentro l' inquietudine
come dentro un sacco a pelo
e continuo
ad avere freddo.
L'inquietudine non è la mia inquietudine,
sono io.

Solo dalle bestie possiamo
apprendere come si fa
ad amare la vita?

Tempo allo specchio

Ho messo il tempo 
nel mio specchio
era il momento

ho appeso lo specchio
nel vestibolo della poesia
a capovolgere versi.
Dopo sarebbe stato troppo tardi.

Volevo un tempo poeta
che carezzasse la carne
delle parole
e ne divorasse l'anima.

Che frugasse in arcane dimensioni
e respirasse aliti nuovi
di ribelli/pacificate tensioni,
Dopo...
Ma quale "dopo"?

Che del mio senso nudo facesse
il vestito da strappare
con i colori della vita e
del suo mistero, che denudasse
le mie parole e con esse mi denudasse.
Che fosse il mio amante insomma!

Ma lui non sapeva da che parte stare,
Nemmeno io lo so.

giovedì 16 novembre 2017

scherzi del tempo

il tempo scherza con le parole
se ne invaghisce 
o le scolorisce 
e io sto sospesa come un lenzuolo steso
tra ciò che ho detto e ciò che non ho detto.
Parlare è un dondolo

La carne e lo spirito

Eppure il pane è caldo, appena sfornato

una finestra sbatte violenta
su una musica che suona
la interrompe,
poi la musica riprende
Per chi?
Per qualcuno
Ma per qualcuno chi?
La finestra sbatte, sbatte
su nani e su giganti che sono
riverberi (falsi?) 
della nostra carne,
o forse solo di impronte
nostre/non nostre.
Pane di sudore

Eppure dove sono i pensieri virtuosi?

Qualche domanda indugia
alla fermata dell'autobus:
sa accalappiare una tensione
imitare la nostra immagine
salire sui nostri mezzi.
La finestra sbatte sulle domande,
il gioco certo val più della
candela ma,
per carità,
evitiamo che lo spirito spenga la carne!

Ad essi appartiene ogni fornicazione









mercoledì 15 novembre 2017

Un grammo di presente

Regalatemi un grammo, un solo grammo
di presente vostro
che io l’abbia
a farmi accarezzare per un attimo
il mio l’ho dimenticato posato lì
sul comodino tra la polvere in attesa
e adesso scompare
ad ogni sguardo
e poi sia come fu il futuro
sia come sarà il passato
Tra me e voi
ogni sguardo è
principio di parola.
Nel tempo di ogni dire l’avventura
ha inizio.

Quando ancora ti muovi
tra i bisbigli
io lì ti avverto.
Ho scorza di me
mi reinvento.
Stringi forte
se apri la mano viene giù
tutto.


lunedì 13 novembre 2017

Salmo 151

SALMO 151

Cosa di me,
fa me?
Una montagna pesa sulla mia testa,
la tengo a stento in equilibrio
e indosso ai piedi molli
lo spavento.
Vado a spasso
-uomo o donna che importa?-
per storie tristi
e allegre,
mi aggiro tra i mesi dell'anno
come cerchio
da quadrare
-miracolo-.
Qualcuno da qualche
parte mi aspetterà
chiederò a lui ciò che di me
non so/so già ancora.
C'è una sagoma
laggiù che mi somiglia
potrei essere io
Ha i piedi molli
e una montagna sulla testa.
In giro si dice:
vuole troppo
del nulla
E' di me che si parla?
Il biglietto del metrò per scomparire
tra gli odori della gente
presto non basterà più.

All'anagrafe c'è solo un nome
congelato: quello di D/io.
Sotto a chi tocca!


Dovunque "qui e ora"

Non è come 
voler vivere mille e mille vite
diverse, una dopo l'altra
asserragliate alla spina dorsale
o in fuga per i bordi del corpo verso 
altri miei corpi non ancora nati:
non è questione di aggiornamento software.
No, 
è come voler vivere
mille e mille volte
lo stesso giorno
lo stesso momento
lo stesso sguardo, respiro, sorriso
questo
"qui e ora"
in tutti i mille luoghi che amo,
senza rinunciare a
colori, 
odori
atmosfere 
presenze 
richiami che hanno girato l'angolo
nell'istante brevissimo in cui 
eternamente 
l'oggi era già domani.
I luoghi della mia visita
mi chiamano a sé.

la mia mansuetudine, eccitata
pretende

sabato 11 novembre 2017

mentre parliamo



Mentre parliamo
accade sempre qualcosa
che non sai.
Non è necessario saperlo
-conservo la paura dei verdetti-.
Un’eco,
una domanda senza voce,
giace nei millenni
fedele e forse dimenticata
una dissonanza
incespica nel cammino
ha messo
la scarpa destra
nel piede sinistro
È dalle cosce che si raggiunge il piede.

Venne a incontrarci 
il tempo















venerdì 10 novembre 2017

Sulla pagina



Non ci metto molto
a spazientirmi per
le ansie da prestazione
di una pagina bianca
apprensiva
come una formica.
Eppure è lì che
vivo ancora la mia rivolta
quotidiana,
lì dove non c' è nulla
che possa essermi concesso
senza che la pagina si strappi.
Ma tu
regalami il sorriso
della tua pelle
stanca,
è da quella ruga che sono
passata
sul mio tappeto volante,
ricordi?
Chiedevo perdono al tempo
se mi beccava a
vendere cappelli alla sapienza

Ora non c'è più spazio per lo zelo,
solo per le favole

giovedì 9 novembre 2017

in due

Ti ho diviso in due,
intero eri troppo
per me

lucignolo di felicità.

Dovrei decidermi a scegliere
sotto quale lampione
fumare il pacchetto vuoto
con ancora l'odore dell'ultima  sigaretta
e
svolazzare leggero
nella nebbia
con frizzi e lazzi.
Non voglio guardare nulla
che muore

sono un inventore di sorrisi
per sole statue

LA CHIAVE

LA CHIAVE 

C'è stato un tempo
in cui chiudevo in un cassetto 
me stessa e te, 
per riprenderci poi, dopo cena,
e andare a letto a far l' amore.
Si stava bene 
a rovistare tra le solite cose quotidiane,
le grandi decisioni per l'ora seguente
la scelta della borsa, il colore della cravatta
che poi, come al solito, non avresti indossato,
capire come sarebbe stato il mondo oggi
dopo l'ennesimo discorso di Trump
o il chiacchiericcio su malattie esantematiche 
e vaccini.
Atterravamo insieme tra pioggia e sole
sul nostro tempo stupido e prezioso,
lo leggevamo in ciò che non è scritto.
La chiave,
dov'è finita la chiave?
Non si può lasciare il cassetto aperto:
siamo un segreto da non svelare
un viatico di atmosferica complicità
per il nostro privato al di là.

La chiave,
dove hai voluto gettare la chiave?

mercoledì 8 novembre 2017

silenzio in biblioteca

Silenzio in biblioteca 


Ho messo il pallottoliere
...............in biblioteca.
Così posso contare
più facilmente,
nei ripiani vuoti,
i libri che non ci sono
.............e dividere i loro punti
dalle loro virgole
.......nei respiri che sfogliano le pagine
Posso contare
.........gli incontri e gli scontri
tra chi legge e chi viene letto
il veloce inabissarsi del primo
...il venire a galla
..........lento
................del secondo
un gioco di distanze che separa e unisce
e la paura
.........di incontrarsi
in uno specchio
dentro una lettura.

Come appartieni
........a ciò che leggi!
Quanti mi piaccio mi dispiaccio
............intrecciati
che ti sbattono in faccia
.....persino
le .... ricette di cucina.

Ho messo il pallottoliere
..........in biblioteca.
Chi verrà a leggere
..........credo, si troverà
in un qualche punto che
................ancora non sa
e ci sarà silenzio.
Non ci sarà bisogno
...di andare
............in manicomio
per trovare
in poveri vuoti d'anime
...........che hanno i vetri rotti
fondi di verità.

martedì 7 novembre 2017

"altro mai nulla"

"Altro mai nulla"

Ho sognato che guidavo un aereo
in alto in alto
e superavo case,
villaggi, montagne
oceani,
              universi
Poi andavo giù, giù 
fin quasi a sfiorare terra
ma non volevo toccarla perché
non sapevo come ripartire,
allora mi affrettavo a risalire:
la cloche verso il nulla,
pedalavo forsennatamente
come su una bici nell'aria della notte.
Vita con me dentro
senza mai partire
senza mai atterrare
senza mai arrivare
senza identità

                    Senza
               mai

sabato 4 novembre 2017

il resto di uno

IL RESTO DI UNO +

Erano due.
Il primo ritagliava odori dai giornali
invecchiati,
ormai impossibili a leggersi,
sagomava ombre
come a cercare ancora
qualcuno vivo per berne
l’anima a sorsi,
inghiottire una presenza,
udirne per strada la preghiera cocente,
asciugarne il sangue.
Collezionava spettacoli mai programmati.
Poi giocava ai birilli,
li faceva cadere tutti, meno uno

L’altro lo guardava tacendo
un occhio fuori dall’orbita,
rincorreva espressioni
di desideri aggrovigliati, in fuga
da se stessi
tra specchi rotti e risse di immagini come
la polvere
impossibili a ricomporsi,
se non per un prodigio,
l’anticamera della collera divina
piena ormai soltanto
di dei bugiardi in pensione
per l’eternità avanzata.
Poi raccoglieva i birilli caduti,
ne mancava sempre uno.

Non c’era più nessuno
che chiedesse il fruscio di un passo!



venerdì 3 novembre 2017

cipolla

Come Anna

Ho il corpo fatto di
molte pagine
quando ne sfoglio
una
appare qualcosa
che non c’era
in quella precedente
e nemmeno in quella che
viene dopo.
Quasi l’anima
avesse consistenza di
cipolla!

A quale nascita che
mi cresce dentro
rivolgo lo sguardo
mentre mi spoglio?