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domenica 5 giugno 2016

LA MORTE E LA MIGNOTTA

LA MORTE E LA MIGNOTTA (favola)

La pulla era appoggiata ad un angolo di strada
aspettava il cliente per fare la serata.
Era buio, era freddo, era tutta ghiacciata;
tanti erano passati, nessuno l' aveva fermata
Non era più giovane, era anche stanca
ma in quell' angolo non c'era alcuna panca.
Sperava in una macchina per potersi scaldare
dopo la sosta inutile di tutte quelle ore.

Ecco d' improvviso qualcuno le si accosta,
le fa cenno col dito, le apre la portiera.
Lei subito entra veloce e leggera,
svolazzante come una capinera
La macchina prosegue, affonda nella notte,
si lascia alle spalle la brutta strada
con le corsie interrotte.
Imbocca una traversa, va verso il cimitero.
Non ci sono lampioni. Intorno è tutto nero.

Lei guarda di sfuggita il guidatore.
Non che le importi molto: chiunque le va bene,
qualunque sia il sembiante,  purché, com'è ovvio,
sia fornito di ...  contante.
Lui non le chiede niente e lei niente risponde,
l'occhio però poggia adesso sul volante:
sobbalza impietrita: le mani che lo stringono
sono di una magrezza scheletrica.
Davvero impressionante!

Si gira assai stranita, sul sedile di dietro una falce sta poggiata,
quella che con morte è raffigurata.
Un dubbio ora l’assale, ha in gola una risata:
“chi sarà mai costui che ha rubato l' arnese di lavoro
a quel bieco personaggio, togliendogli il decoro?”
Si volta verso il tizio che intanto ha posteggiato:
“ci siamo forse visti prima? -chiede con simpatia-
Una di queste sere? O cominceremo adesso
a gustare insieme amore?”
Il tizio non si gira. Tiene nascosto il volto
dentro un grande cappello calato fino al collo
e risponde gentile alla matura pulla:
“no, non ci siamo mai visti in precedenza
perché a chi incontra me tempo più non avanza.
Stasera però voglio fare un' eccezione
Voglio provare amore come tutti i mortali
perché sono io che determino il loro essere tali.
La tua prestazione sarà da me apprezzata,
tranquilla: quella falce non sarà proprio usata”

Voce dall' oltretomba esce da quella bocca.
La pulla trema tutta dal terrore assalita,
finalmente ha capito chi se l'è caricata.
Ma intrepida riprende anche se è atterrita:
“come potrai toccare la pelle mia dato
che chi ti incontra ci rimette la sua?”
“L'eccezione mia cara consiste proprio in questo:
che io ti sfiori e ti ami senza esserti molesto.
Del resto tu capisci se depongo la falce
e vengo a te dappresso
è perché voglio toccarti ma...
non voglio il tuo decesso”.
"Questo mi rasserena.
Ma com'è che hai il denaro?"
Aggiunge lei sfrontata, ormai rassicurata.
"L'ho preso al tuo magnaccia,
un tipo che ho incontrato
Andava contromano sulla strada
e cosi l' ho falciato.
Sarai pagata bene: era carico d’oro,
tra tante eri tu il suo tesoro".

“La morte che va a puttane è proprio cosa strana
-pensa la pulla attonita mentre si alza la sottana-.
La morte cerca amore anche se prezzolato,
l' amore non vuol morte nemmeno se è acquistato.
Di lui io sono più forte, adesso lo capisco,
stretta tra le sue braccia quasi mi intenerisco.
Avverto che ha bisogno di un poco di calore:
anche là dove è morte resta atteso amore!”