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venerdì 22 aprile 2016

ESAME DI COSCIENZA

ESAME DI COSCIENZA

Sul dorso di un mulo
attraverso assorto l'anima mia
-Gerusalemme- la diletta.
Fissità di ferrose palme
il mio passato,
quale Dio
si è fermato?
Stretti, petrosi i sentieri,
incespica il mio mulo
su sassi invisibilmente
acuminati
Un ragliare violento è il suo saluto
quasi un grido di aiuto
e cade,
poi si rialza, cade ancora,
una fune gli hanno teso
tra le zampe;
uno sgambetto amaro,
mia è la sua fatica.
E perde un ferro,
aumenta l'affanno.
Il calunniatore si affaccia all'angolo,
strabico, senza denti, rosso violetto
roteano le sue pupille
atrocemente affisse:
è a me che guarda
un ghigno è la sua risata
di un livore assatanato
Grido come un forsennato:
"Dio mio, Dio mio
perché mi hai abbandonato"?