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giovedì 31 marzo 2016

L'OMBRA

L'OMBRA
C'è qualcosa che mi somiglia!
La scopro di sfuggita
nell' andare
verso il mio
non-so-dove
incespicando
nella mia ingombrante ombra.
È il dissolversi del tempo,
il suo non-più-tornare:
guizzo impazzito
dentro i suoi ombrescenti spazi
sempre più lontani.
E tu ombra, fedele ombra
perché resti a guardare
l'ora che effimeramente
appare?
C'è qualcosa che mi somiglia:
è lei, la dissolvenza,
l'ombra
assurda, sfuggente, scolorita.
E la vorrei fermare,
e la vorrei annientare.
Con i coltelli affilati
del mio pensiero
la vorrei affettare
e la vorrei tradire!

mercoledì 30 marzo 2016

ROTTURA

Oggi ho poggiato la
a mia testa sul cuscino.
Il resto del corpo
l'ho mandato altrove.
Erano stanchi entrambi.
Non ne volevano più sapere
l'uno dell'altro.
-Mi sono rotta!
Qualcosa da obiettare?


-Si, si, certo,
così non si può stare,
non ci si può spiantare
come un ramo sradicato
in mezzo al mare.

martedì 29 marzo 2016

SOLE A COLAZIONE

Seppur con i rami spezzati,
il mio albero cerca ancora la luce

Se tu fossi ancora
per un attimo...
ancora come allora:
ladro ridente ad acchiappare
per me, d'azzardo,
il sole appena nato!
All’alba era il sole,
quel vassoio non bastava
a contenerlo,
straripava liquido sul letto
e tu ladruncolo allegro
lasciavi che su di me si versasse
allagando la notte.
Promesse volanti
nel sole dell' alba,
da intingervi dentro
il dito e leccare
il piacere. 
E promessa dell' alba
ero anch’io:
inondavo di sole.
nascente il tuo sorriso...

Spezzato, il mio albero 
cerca ancora la luce
nel cielo di un sole qualunque

domenica 27 marzo 2016

SICIIIA


Tre desertiche punte infilzate
nel sole, nel sale del mare;
gagliarde calure, infinite,
brucianti.
Terge spossanti sudori 
una tela tra il collo e la fronte.
Sospesa sull’acqua, dal cielo sei attratta
e dagli inferi amari
Passa Goethe e Pirandello per Caos
si genera.
Rifugio di uccelli e di Dei,
colorata e forgiata
a colpi di maglio da venti.
Sicilia di passo,
tra Scilla e Cariddi
tra capperi e fichidindia di spine
tra zagare e stelle nel cielo
appena appuntate,
vaganti,
a cadere una notte d’estate
nel mare.
Le molte infinite ragioni
di Gorgia
vestite di nero
come le donne di ieri,
che in silenzio
indossano fiere e solenni,
con occhi di anima trasluccicanti,
bellezza e miseria.
Chi resta, scompare.

giovedì 24 marzo 2016

TRA DI NOI

Io tra di te,
mi perdevo e risorgevo
Saccheggiai la mia epoca
nei tuoi respiri,
e la inghiottii affamata.
Rubai le mie ore al tempo,
la mia voce ai mormorii del vento
La mia immagine al mare
I mie pensieri a un' aquila reale
E infine
trafugai i desideri degli dei
Poi li nascosi nel tuo caldo nido,
anima nuda e bella

Tu tra di me
Inanellasti l’ aria
dentro i miei capelli
Rubasti il rosso
al sangue
per tingermi le labbra,
e complice furtivo, le baciasti.
Sequestrasti le cose
di ogni giorno,
me ne facesti dono
aprendo il palmo,
le modulasti in note
sul mio ventre.
E poi giacesti
nel mio caldo nido,
anima nuda e bella





b

PAROLE IN PENOMBRA

Parole in penombra pronunci.
Ascolto dal masso ricoperto
di erica e muschio.
È alto quel masso,
arriva lontana la voce,
si perda nel nulla!
Non fermo più il suono:
non voglio parole
in penombra.

Un tempo
mischiammo le voci
argentine in una conca d’oro
intingendovi il viso.
Bevemmo all’ebbrezza frizzante
lasciando che liquidi suoni
vergassero i volti.
Parole nel sole:
stordiva quel suono
e il profumo inebriava
Ricordi quel tempo?
Poi scese in penombra la sera

svuotando la conca
E fu freddo!







LA FESTA

Il cravattino è pronto
per la festa
lì sul comodino,
fratello.
Non indugiar più oltre, 
indossa la giacca
muovi velocemente
verso 
nonsochedove.
Non fermarti
ad aprir l’ombrello.








mercoledì 23 marzo 2016

ADDIO

Un gesto della mano
accennasti: addio!
Era finita.
Le lancette delle ore
che prima erano affettuose
improvvisamente girarono al contrario:
contro di me
vennero a colpirmi
indifferenti
astratte,
dolorose,
puntigliose
Vago un nontempo
da me mai assaporato:
Non c'ero, eppure c'ero
La testa girava quasi a distanza,
intollerante di nessuna vicinanza
tua
Come il giorno che dalla notte muove
e verso la notte va
e tu sai che appartiene alla notte,
ma: a quale notte?
Così ci perdemmo entrambi
nell'addio.
Il momento, l' "ora"
del nostro tempo
dileguava  tra "era stato" e
"mai sarà"
oscillantemente.
Liberazione fu, forse,
o fu tormento?








martedì 22 marzo 2016

IL VIAGGIO


Il Viaggio

Fratello, il tuo dono
scorre tra le mie dita
È una veste di polvere amara
Grigia, rossa, ambrata
come i palpiti
del cielo d’autunno
Si salda alla pelle umida
all’istante, per vecchie memorie.
La indosso, tu mi guardi.
Bagliori azzurrati 
con gli occhi vaganti trasmetti 
e parole rubate ai profeti
Copiose, nel viaggio, 
lacrime allagano il sentiero:
puro è adesso il percorso.
La veste m’incalza,
procedo a fatica ma vado.
Intravedo qualcosa
L'inseguo, m’ insegui
Il viaggio continua fratello

lunedì 21 marzo 2016

RISPOSTA

Non te l’ho chiesto.
So già la risposta:
sei tu, quando raccogli
un fiore di nuvole,
Il nostro.
E lo lasci cadere leggero,
i petali sparsi su me
e mi guardi

Non me l’hai chiesto.
Sai già la risposta:
sono io quando stille di luna
d’ Agosto, sanguigne, ti addito
a distanza e stilla per stilla
raccolgo col dito, 
sulle tue labbra a poggiare 
e ti guardo

Un tempo ci è dato di sguardi
e ci apriamo l'un l'altro ad accogliere.
Anche a fatica, ma senza
barriere è il pensiero di noi

della nuvola il fiore
delle stille di luna l’umore

ALEPPO 2016

Il luccichio della cenere
non trasmette che calore di morte.
Agguantano neri, aprendo le ali,
i corvi spietati la carne a brandelli
che giace di fianco alla strada
nel sangue.
Aleppo trasuda fantasmi.
Volteggiano coltelli nell’aria
in un parossismo di odio infernale
Singulti diventano a tratti grida inumane:
chi osa ancora implorare?
Chi osa?
Si tinge d’orrore persino
l’ amore.
Nelle Tue mani si affida sconfitto lo spirito!


domenica 20 marzo 2016

quella notte

Quella notte…

Il paradiso venne a trovarmi
Non lo respinsi
Palme contro le palme
Il tuo profumo
A sfiorar la pelle
A intercettar la mente
A penetrarla

Era il destino?
Fermai il respiro
Ondeggiavano i tuoi capelli
sul mio viso
Mi ci tuffai tremante
Si modellarono su di me
E dura ancora quell’ onda

Ricordantemente noi






sabato 19 marzo 2016

GRAZIE

GRAZIE 

Non t’ho mai detto grazie.
Solcavamo insieme il mare
le sue calme piatte,
i suoi marosi.
Talvolta eri tu al timone della nave
ed io da mozzo.
Talvolta ero io a guidare
e tu in cambusa.
La mia stanchezza la capivi a volo
ed io la tua.
Abbiamo avuto freddo certe notti
attenti a trattenere le lacrime,
a nascondere paura, emozione
perché l’altro era lì a guardare:
contare i brividi sulla pelle
non era proprio come contar le stelle!
Esistevano gli altri?
Forse, anche. Ma in un’ altra sfera:
vicina eppur lontana,
era solo tra noi che dovevamo fare i conti.
Sono passati gli anni come in sogno.
Non t’ ho mai detto grazie,
non c'è n’era bisogno!



giovedì 17 marzo 2016

VENITE

Venite

Venite con me giorni della mia vita
Ore soleggiate, ore buie, 
ore dimenticate.
Diamoci appuntamento dentro il sole,
ci scalderà se mancherà calore

Venite con me certezze perdute,
aspettative deluse e voi ancora speranze non abbandonate.
Opinioni fugaci, appena apparse
e poi, d’un subito, disperse
Mi giocai molto su di voi, sapete?
E persi. Più di quel che credete!
Era imprudenza? O solo buona fede?
Chi può mai dirlo, ora che non ci siete!

Venite con me ansie, paure, gioie
culle delle mie notti.
E voi frecce nell'anima spezzate,
baci sorpresi, nell'istante sospesi,
carezze dardeggianti ed infuocate
Volti fugaci e volti che ho nel cuore:
parenti, amici, amati amanti, 
figli dolciamari.
Fuori dal tempo, tutti siete alla pari

Venite, venite a me,  affollatemi il cuore 
pezzi della mia vita ormai a brandelli.
Tutti vi voglio a questo appuntamento,
pazzi che siete stati.
Riconosciamoci, diamoci del tu
diveniamo amici!

I

















MISTERO D'AMORE

Mistero d’ amore intenso e disperato
raccoglieva il tuo sguardo
e il suo lanciava
oltre confine.
In quell’ oltre che
l’altro non sa dire.

Pensare i suoi pensieri: 
ultimo tempo 
e le tue labbra a sfiorare le sue
a rubarne i respiri
per far sbocciare un fiore
una volta ancora prima di svanire.

Mistero d’ amore intenso e disperato:
riandare a carezze
non ancora date
e ormai perdute,
parole desiderate e non udite
vivide solo nel ricordo
del mai detto.

Nostalgia di un passato
doppiamente perduto:
perché è ormai finito,
perché non s’è mai dato.

Mistero d’ amore intenso e disperato:
lasciarsi e non morire










domenica 13 marzo 2016

Vuoto

Vuoto, mi attrai:
sguardi infiniti persi nel nulla,
ombre vaganti
In un bianco sfolgorio di luce
Vuoto, mi attrai
in quella tua primordiale
pienezza,
nella tua ineffabile bellezza:
nulla è da dire,
nulla da sentire,
nulla da capire
Vuoto, mi sfiori, passi oltre!
Cos' è un suono?
Forse un' idea raccolta altrove,
emersa da un magmatico grigiore
Come dal nulla un fiore
Ecco: ne percepisco uno
Viene a visitare il vuoto.
Resta sospeso lì, in attesa,
Vertigine infinita:
Forse questa è la vita.
Cerco altro da me, cerco te.
E fremo e brucio.
Non basta la vita!







sabato 12 marzo 2016

lascia che io 2

Lascia che io per te non abbia età,
lasciami nel tuo sogno.
Lascia che io per te non abbia voce,
lasciami tra le note
della musica bella che suonavi
mentre di desiderio mi avvolgevi.

Lascia che la mia pelle abbia il profumo
di quell'alba fresca e dolce, voluttuosa
che per entrambi era tinta di rosa,
quasi solo un sovrano
potesse entrarvi dentro
per cogliere come primizia
quel momento.

Lasciami dietro il velo del ricordo,
giovane e bella come una fanciulla,
quando incendiavi il sole al tuo apparire
ed io arrossivo al tuo adorato ardire.
Il nostro desiderio non era un gioco,
ci marchiava le viscere di fuoco

Lascia che io scompaia dalla tua mente,
lascia che riappaia poi improvvisamente.
Lascia che la mia sagoma continui
a proiettarti oltre i tuoi confini
e ti rilanci con non celato ardore
dentro la tua realtà di sognatore

Il TEMPO DELLA POESIA

Il TEMPO DELLA POESIA
Il tempo della poesia
non ha minuti.
Tempo infinito e breve
non si scopre,
scorre sopra il pensiero,
dentro l’anima si muove.
Tocca polvere d’oro
e di miseria,
agita onde di un mare
sognatore,
abita anfratti il cui sovrano
è il cuore
E' il tempo per l'intimo, per il profondo,
per l’altro da te che,
sempre inattingibile,
è ricordo.
Solo un dardo
scoccato da te stesso
può penetrarlo
raggiungendo l'anima
e trapassando il cuore.
Poi sarà la fine,
poi si muore.



.


PAURA D'AMARE

"Ho paura ad amarti così",
bisbigliasti sopraffatto
dall' incanto
Pallido il tuo sospiro
nel turbamento ardente,
respiravo quel respiro.
Tremavano gli occhi
appassionatamente fusi,
liquidi di emozione.
Quale di me o di te,
impossibile dire.
Febbre ci prese gelida,
scolorava il cuore.
Come terrore
passione sopraffaceva
e desiderio.
Intollerabile amore!




venerdì 11 marzo 2016

VOGLIO SCRIVERE

Voglio scrivere per parlare
e per tacere
voglio scrivere per pensare
e per sognare
voglio scrivere per giocare
e per danzare
voglio scrivere per amare
e per...non morire


mercoledì 9 marzo 2016

STATO D' ANIMO

Attimi lunghi
di pensieri brevi, uggiosi,
si trascinano
da lontanissime vicinanze,
ad impacciare movimenti lenti,
cadenze dello spirito
agghiacciate nella noia
del quotidiano andare.
E tu, sconosciuto reame dove a lungo abitai,
anche te, a schiena curva, trascino.
Non basta una carezza o un sorriso
ad alleviare incantati tormenti senza nome,
eppure noti al cuore.
Troppo ho chiesto a me stessa.
Adesso voglio solo lasciarmi andare.
Dove?
Lo saprò solo all' arrivo.




COEUR BLANC ( a ma mere dans son jour)

blanc est mon coeur
oui, en ce jour
blanc est mon coeur

Tu as emporté
sa couleur
Ton coeur sans cadence
ne parle plus
Je ne sais s'il ecoute
tandis qu' il regarde le silence

Chose grave est la mort
Nul n'en echappe
Mais qui en est vraiment capable?
Savoure un gout
etranger
et...partir en  paix?

blanc est mon coeur
oui, en ce jour
blanc est mon coeur

L' ATTESA DEL PASSATO

Lunga e soave è nel verso
l' attesa.
Lungo e soave è il verso
nell' attesa.
Attendo il mio passato:
da qui deve passare
dove parole impronunciate
lo dovranno inventare.
No, non s' inventa
Il passato.
Oppure si, s' inventa?
Nella memoria giace
che si fa parola,
che si fa verso incalzante
ad adescar l' aurora.
Lacrima mai sgorgata,
nel mio antico spartito
musica è divenuta:
un ignoto violino
trasforma ora il singhiozzo
in suono, che, per farsi
canto, attende un' altro suono.








POI

POI

Fino alla fine del giorno
accoglierò voci,
suoni, parole, accenti.

Fino alla fine del giorno
cercherò di capire,
di accettare, di desiderare.

Fino alla fine del giorno
guarderò curiosa
oltre la finestra,
verso il cespuglio
di odorosa ginestra.

Lì in fondo, oltre il cespuglio,
dove si muove il mondo
ci sono anch' io.

Mi guardo da quaggiù.
Mi vedo assurda, stanca,
in un' orda di fantasmagorie
umilianti, allucinanti.

Ho tempo, abbiamo tempo
solo fino alla fine del giorno.
E poi...?





IL SIGNORE DELLE MOSCHE

IL SIGNORE DELLE MOSCHE

In una vita passata
una delle mie tante,
avrei voluto il ... tempo
di fuggire

Aperti gli occhi
vidi il nulla.
Stava lì, raggomitolato
a raccontar di sé.
Popoli lo ascoltavano
incantati,
al suono della sua voce
vibravano irretiti.
Mi avvicinai tremante
lo riconobbi subito,
all'istante.
Il nulla avvolge come seta
e non lascia aperta
alcuna via d'uscita

In una vita passata
avrei avuto il ... tempo
di fuggire.
In questa ero lì con gli altri
Ma ero a...maledire.










ALLA FINE



ALLA FINE

Alla fine
raccoglierò da terra
i piccoli pezzi sparsi
della nostra storia.
Il suono delle nostre parole,
le loro sillabe insulse
e poi
ad una ad una le loro lettere
ormai quasi dissolte.
Alla fine delle lettere,
ricomincerò.
Magicamente ricomporrò
lettere, sillabe,
suoni, parole
e dentro di essi,
forse,
inizierà...una nuova storia






martedì 8 marzo 2016

Malattia in prosa

Non c' eravamo preparati. Eppure si! Eravamo preparati.
Da troppo tempo ormai la tua vista te l' eri lasciata alle spalle.
Lo dicevi tu stesso, scherzando, col tuo solito humor: vedo con gli occhi di dietro, quelli davanti si stanno riposando.
E mi guardavi ma mi vedevi come sfocata. Mi toccavi il viso come per ripassarti i miei lineamenti, puntandomi addosso quasi con rabbia, quelle tue ultime lame di vista.
A poco a poco hai smesso di guidare, e ti facevi portare: era per stare di più insieme, dicevi.
A poco a poco hai smesso anche di leggere: ascoltare musica era una vera e propria terapia. Più ne ascoltavi, più stavi meglio.
A poco a poco quelle tue mani che diventavano sempre più svelte, abili ed invadenti.
E poi i tuoi congedi dal lavoro, sempre piu lunghi ed io che toglievo dai tuoi percorsi soliti tutto cio che non avresti potuto vedete con gli occhi dell' abitudine...per evitare danni e soprattutto per aiutarti a soffocare la tua ribellione interna, il tuo pugno alzato contro Dio.
Ma speravamo. Speravamo ancora, a denti stretti, mentre la tua, la nostra notte scendeva.
Una speranza assurda, se vuoi, che però talvolta per noi assumeva i toni della certezza: dopo l'operazione tutto sarebbe andato meglio.
Abbiamo puntato su quello. .Non che avessimo altra scelta
E siamo andati avanti, rubando questi mesi alla malattia, alla notte! Ridendo, piangendo. Piangendo, ridendo. Chi di noi ha sofferto di più? Tu con la terrificante paura di divenire un peso per me, di dimenticare a poco a poco i miei lineamenti? O io con la terrificante paura che tu pensassi, che avessi paura di essere un peso per me e con la certezza, ormai, che proprio tu, solo tu non avresti più potuto vedere il mio viso, la mia espressione, tutto ciò che invece gli altri avrebbero continuato insolentemente a vedere? A vedere di me che ero solo del tuo sguardo.
E oggi il verdetto: nulla da fare!
Ti ho preso sotto il braccio e ci siamo incamminati insieme, nel sentiero ... del silenzio!
Insieme!

DONNE



Né puttane
né Madonne
siamo noi,
siamo le donne.

Ladre d'amore,
ladre di sogni,
ladre di poesia.
Sta tutto qui
il fascino discreto
della nostra magia





lunedì 7 marzo 2016

UN SOFFIO E' LA PAROLA



Un soffio, una sera, 
l' udito dell' anima percepì
la tua presenza,
impalpabile,
ineffabile
struggente.
Fosti tu a scegliere me
quando io non c' ero.
Mi scopristi altrove,
assorta in un sospiro.
Cercai di allontanarmi,
ero turbata.
Versi vennero fuori
tutt' a un tratto.
Abitavano me?
Non saprei dire.
Ogni verso è sorpresa: inaspettata.
Mistero d' amore trasparente.
Segreto appena sussurrato.
Tanti veli sollevo da quel giorno
a trapassar le nubi.
Un dialogo continuo

e mai mi basta.
















domenica 6 marzo 2016

UN VASO DI SEVRES

UN VASO DI SEVRES

Il sole aprirà le sue finestre,
le spalancherà per fare
uscir la luce
e l' ombra svanirà.

Lei con grazia di Venere s' avanza
deliziosamente affranta
per il tempo perduto.
Ma sorride.

Le sue vesti ondeggianti
e profumate, fluttuano
leggere sul tuo viso
e ad ogni fruscio, la brezza
odorerà di ardore.

Conosci tu viandante
l'odore dell' ardore?
Quando il sangue
che pulsa nelle vene
senza nessuna cura
diventa una cascata di
adrenalina pura?

L' attendevi!
L'amaro del passato
s'era dissolto
dinnanzi al suo sorriso.
Ora era solo vaga
reminiscenza che
subito svaniva in sua presenza

Speranza e desiderio,
desiderio e speranza
adesso erano insieme
ad offrirti premurosi
i loro servigi ardimentosi

E lei ti sorrideva provocante,
aperta sotto il seno
la veste conturbante,
poi d'improvviso ritornò al suo vaso,
lasciandoti di stucco
... con un palmo di naso!







NUDITA'

Vorrei togliermi di dosso
le mie vesti: sono consunte
luride, sdrucite.
Hanno indossato la tempesta,
torbidamente l'hanno attraversata.
Non c' è purezza in loro, né onestà.

Per vicoletti bui e strade senza uscita,
per salite scoscese, affaticate,
per malsane pareti scrostate dagli affanni,
da compromessi infingardi, dai miei danni,
le ho trascinate senza pietà.

Avrei voluto per loro bei salotti,
verdi prati a compiacer la pelle
e invece le sento appiccicate addosso,
pronte a testimoniare la mia vita
crudamente, prima che sia finita

Vorrei strapparmi di dosso
queste vesti, ma la mia carne nuda
è ricoperta da piaghe verminose,
simili nell'aspetto ad ulcere lebbrose
Sono io quella? Ahhh la sorpresa!!!

Voglio indossare ancora le mie vesti.
Sono le sole ad aver di me pietà!




MALATTIA


In Prosa


Non c' eravamo preparati. Eppure si! Eravamo preparati.
Da troppo tempo ormai la vista te l' eri lasciata alle spalle.
Lo dicevi tu stesso, scherzando, col tuo solito humor: vedo con gli occhi di dietro, quelli davanti si stanno riposando.
E mi guardavi ma mi vedevi come sfocata. Mi toccavi il viso come per ripassarti i miei lineamenti, puntandomi addosso quasi con rabbia, quelle ultime lame di vista.
A poco a poco hai smesso di guidare, e ti facevi portare: era per stare di più insieme, dicevi.
A poco a poco hai smesso anche di leggere: ascoltare musica era una vera e propria terapia. Più ne ascoltavi, più stavi meglio.
A poco a poco quelle tue mani, le lunghe dita diventate sempre più svelte, abili ed invadenti.
E poi i congedi dal lavoro, sempre più lunghi ed io che toglievo dai tuoi percorsi soliti tutto ciò che non avresti potuto vedere con gli occhi dell' abitudine...per evitare danni e soprattutto per aiutarti a soffocare la tua ribellione interna, il tuo pugno alzato contro Dio.
Ma speravamo. Speravamo ancora, a denti stretti, mentre la tua, la nostra notte scendeva.
Una speranza assurda, se vuoi, che però talvolta per noi assumeva i toni della certezza: dopo l'operazione tutto sarebbe andato meglio.
Abbiamo puntato su quello. Non che avessimo altra scelta
E siamo andati avanti, rubando questi mesi alla malattia, alla notte! Ridendo, piangendo. Piangendo, ridendo. Chi di noi ha sofferto di più? Tu con la terrificante paura di divenire un peso per me, di dimenticare a poco a poco i miei lineamenti? O io con la terrificante paura che tu pensassi, che avessi paura di essere un peso per me e con la certezza, ormai, che proprio tu, solo tu non avresti più potuto vedere il mio viso, la mia espressione, tutto ciò che invece gli altri avrebbero continuato insolentemente a vedere? A vedere di me che ero solo del tuo sguardo.
E oggi il verdetto: nulla da fare!
Ti ho preso sotto il braccio e ci siamo incamminati insieme, nel sentiero del buio... in silenzio!
Insieme!




E in poesia

Abiterò il tuo silenzio
e le sue grida.
Abiterò il tuo buio
e la sua luce.
Abiterò tra le dita delle tue mani
sui tuoi polpastrelli bianchi
quando il viso mi toccherai
cercando i miei lineamenti
tirati e stanchi.
Bacerò le tue palpebre sottili
sopra i tuoi inutili occhi gentili
coglierò per te fiori tra i tuoi rovi
col loro profumo aspergerò
ogni anfratto dell'anima
mai paga di starti ancora
e ancora
accanto!






MADRE

 MADRE

Ti attesi trepidando
per nove, lunghi mesi.
Come saresti stato? Mi chiedevo.
Provavo a immaginare
le fattezze del tuo volto
e non ci riuscivo.
Avvertivo i tuoi movimenti
nel mio grembo e sorridevo.
Ora sei nato, figlio dell' amore,
accanto a me riposi nella culla.
Ti prendo tra le braccia, sei tutto
roseo, indifeso, piccolino,
di tenerezza mi riempi il cuore

Fermati tempo, non volare!
Fissa quest' attimo del
mio cammino.

Bussano alla porta.
corro ad aprire:
sei tu che arrivi.
Hai la fronte aggrottata
dai pensieri.
Perché ha avuto così fretta il
tempo di passare?
Perché non si è fermato?
Ma quando ti rivedo,
come allora, di tenerezza
mi riempi il cuore!

sabato 5 marzo 2016

CUORE LIQUIDO

CUORE LIQUIDO

Spazio aperto è il mio cuore
È un cuore liquido,
vuole versarsi in te.
Accoglilo, non fuggire.
In un mare immenso d'amore
dolcemente
Deliziosamente
Intrigantemente
Impertinentemente
Ti lascerò annegare










venerdì 4 marzo 2016

PASSERO' DA LI'


Passerò da lì
dove  il sangue scorre caldo,
dove si abbandona la giovinezza.
dove si lasciano le memorie.

Passerò da lì
Dove bene e male
fanno a gara per trafugare
l'anima ai viandanti.

Passerò da lì
dove vola il tempo.
Spero di agguantarlo,
di farmene beffe
di mortificarlo.
Di appenderlo
alla cetra di un poeta
o di obbligarlo a girare
a vuoto senza meta

Passerò da lì
dove stilla amore
per rubarne una goccia
ancora e...scomparire;
dove è passata un' immagine,
la tua, e non si è fermata

Passerò da lì
raccogliendo foglie di sospiri
da betulle innamorate

Passerò da lì
dove si spegne il suono
e ascolterò il silenzio.
Ma ... non mi fermerò